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Verona Tosi: vietato dar da mangiare ai clochard

  • aprile 30, 2014 9:15 am

Sapete chi è Flavio Tosi? Il vicesegretario della Lega Nord nonchè sindaco di Verona, le posizioni della Lega sono note a tutti da tempo, un partito che affonda le sue radici nella xenofobia, nel razzismo,  animando per meri scopi di propaganda guerre fra i poveri, tra gli ultimi,etichettando come delinquente chi sfugge dalla fame e dalle guerre. Il leghista doc Tosi al secondo mandato come sindaco di Verona, ha spesso fatto parlare i media per aver messo in pratica politiche razziste e discriminanti, questa volta si è superato : dopo le ormai note panchine anti chochard che già aveva fatto…

Il riformismo di”sinistra”: ecco chi ha distrutto il mercato del lavoro

  • gennaio 17, 2014 5:31 pm

2014 da piu’di un lustro stiamo assistendo all’ennesima crisi globale,le contraddizioni del sistema d’accumulazione capitalista si ripropongono ormai da un secolo e le risposte date nel corso degli anni sono sempre state le stesse,colpire e torchiare i lavoratori dipendenti,a colpi di leggi e accordi corporativisti. I politici di sinistra ed il sindacato che li avrebbero dovuti tutelare sono invece i responsabili delle condizioni devastanti nelle quali versano il mercato del lavoro e le condizioni sociali di chi deve svendere forza-lavoro. Dagli anni 60/70 periodo storico di lotte e conquiste dei lavoratori e del proletariato,si inizia a registrare nel nostro paese…

Nuovo blitz di Militant nella sede di FIM e UILM

  • novembre 13, 2012 1:30 pm

Questa mattina una ventina di precari, disoccupati e lavoratori a nero hanno accolto i continui inviti di padroni e governo ad essere meno choosy nella scelta del lavoro e si sono reinventati come interior designer della sede romana di FIM e UILM. Visto l’amore per il giallo padronale di Bonanni ed Angeletti i militanti hanno dato un tocco di colore a dei locali altrimenti cupi aggiungendo delle nuance di giallo uovo e giallo vernice e qualche tocco di rosso kaki.

 

Due suicidi:la crisi uccide ancora

  • novembre 6, 2012 1:07 pm

L’accanimento del mondo politico contro la scuola statale e in particolare contro i precari, umiliati, dopo i tagli feroci, da un concorso grottesco, e minacciati di definitivo licenziamento dall’ipotesi di aumento a 24 ore dell’orario di cattedra, avanzata nel decreto di “stabilità”, in spregio alla contrattazione democratica, ha generato un senso di avvilimento e di prostrazione cui la classe docente, offesa nelle sue prerogative e delusa nelle sue aspettative, sta reagendo con fermezza.

Purtroppo a volte la solidarietà e la consapevolezza di lottare per la salvaguardia di principi costituzionali irrinunciabili non bastano ad esorcizzare l’angoscia.
Carmine Cerbera, insegnante precario napoletano di 48 anni e padre di due figli, è tra quegli eterni supplenti mortificati ed esasperati che si sono lasciati sopraffare dallo sgomento e dal senso di impotenza che attanagliano in questo momento la Scuola, aggredita e vessata dallo sprezzante governo “tecnico” e vittima, per di più, delle speculazioni elettoralistiche di quei partiti che ne stanno ignobilmente avallando le inique deliberazioni (PD, PDL, UDC).

Questo nostro caro e sensibile collega ieri si è tolto la vita, lasciando nella costernazione i parenti e i compagni con cui lottava per il diritto ad un lavoro stabile e dignitoso. E’ stato il gesto di un uomo in preda ad una disperazione giustificabile e ben nota a chi è condannato alla precarietà, una disperazione imputabile a tutte quelle forze politiche che, sorde alla denuncia e alle richieste dei docenti, si trastullano con consultazioni stucchevoli e confronti narcisistici tra aspiranti leader del nulla, che incarnano un disperante vuoto di idee e di ideali, professando ipocritamente una finta partecipazione alla rabbia e al dolore di chi rischia l’estromissione dal mondo del lavoro dopo decenni di attesa e di formazione (mentre intanto danno il loro benestare a un piano anticrisi che stronca i precari e premia gli evasori!) e propinano ai cittadinI la stessa ricetta neoliberista che ha portato il paese sull’orlo del tracollo e che impone la fine dello stato sociale, la soppressione dei diritti, la cancellazione delle tutele conquistate con fatica e sacrificio.

La morte paradossale di Carmine, docente precarizzato di Storia dell’Arte indotto al suicidio nel paese che detiene il 70% del patrimonio artistico e archeologico mondiale, è il più eloquente segnale della decadenza civile e culturale d’Italia, ed è il contrassegno più evidente del fallimento della politica dei tagli selvaggi, che riduce drammaticamente gli orizzonti di migliaia di docenti coscienziosi e impegnati, indegnamente rappresentati e trattati, dal governo dei “professori-tecnici” e dei partiti che li sostengono, come manovalanza inutile e parassitaria.

I Precari Uniti contro i Tagli, profondamente scossi ma nient’affatto sorpresi dal gesto estremo ed emblematico del loro Collega, defunzionalizzato a partire dalla riduzione drastica delle ore destinate alle discipline che con passione insegnava, dopo essersi brillantemente laureato all’Accademia di Belle Arti, comprendono appieno, pur non potendo emotivamente ed umanamente approvarlo, il messaggio trasmesso da Carmine, che ha voluto rimarcare e additare l’interdipendenza di vita e dignità professionale, equiparando la negazione del lavoro stabile e garantito alla rapina dei presupposti essenziali del vivere stesso.

Nel nome e in memoria del Collega, ucciso dall’estenuazione, dal lento logorio mentale e coscienziale che consuma il lavoratore privo di certezze, i Precari Uniti, nel chiedere nuovamente le dimissioni del ministro Profumo e del governo tutto, dichiarano che proseguiranno con rinnovata forza la loro azione di protesta contro provvedimenti insopportabilmente punitivi e ulteriormente penalizzanti, e annunciano che porteranno in tutte le piazze il loro grido di rabbia anche per quest’assurda ed evitabile morte, rivendicando il diritto al lavoro, rimarcando la centralità dell’istruzione pubblica e riconquistando per sé e per gli studenti, tra cui ci sono anche i figli di Carmine, oggi straziati dal dolore, la speranza di un domani plausibile, in un paese finalmente “normalizzato”.

PRECARI UNITI CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA —
Per maggiori informazioni visita il blog: http://coordinamentoscuola3ottobre.blogspot.com

 SUICIDIO DI UN OPERAIO DELLA MAC DI BRESCIA, AZIENDA IN CRISI.

ieri, domenica 4 novembre, di Olivo, operaio di 46 anni alla , azienda in profondissima crisi nell’area dell’Iveco di Brescia.Secondo la madre e gli amici la tragica scelta è collegata anche al rischio di perdita del posto di , rischio che stanno vivendo in queste settimane i lavoratori della Mac, una novantina.

Sentiamo Silvana, cittadina di Caino, dove abitava anche Olivo. Ascolta

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da radio onda d’urto

Cassa depositi e prestiti dove non arrivano le banche

  • ottobre 15, 2012 11:03 am

C’è un banca, in Italia, che ha una rete di

14mila sportelli

Dove vanno a finire i soldi versati alle Poste sui libretti e sui buoni fruttiferi da 24 milioni di pensionati, giovani e famiglie? Se li prende la Cdp, la Cassa Depositi e prestiti. Che animale è la Cdp? Loro si sentono un centauro pubblico-privato, che investe soldi dei risparmiatori ma con finalità pubbliche. Può essere il mutuo di 30mila euro al piccolo comune per sistemare la strada interpoderale piuttosto che l’assegno da 1 miliardo per rilevare quote di aziende di Finmeccanica, al fine di salvaguardarne “l’italianità”. O ancora, 18 miliardi la Cdp li ha girati alle banche per bypassare la strozzatura del credito e ne hanno beneficiato finora 53 mila piccole medie imprese. Ma c’è ancora spazio per aumentare i suoi impieghi e per forzare il passo allo sviluppo del Paese, che ne avrebbe tanto bisogno: dalla banda larga ai servizi pubblici locali, all’energia. La Cassa ha un arsenale di 224 miliardi e per i ministri del Tesoro che l’hanno voluta così com’è oggi, da Tremonti a Grilli, la Cdp è l’arma non convenzionale adatta ai tempi. Basti pensare che le sue mosse non vanno ad aumentare il debito pubblico, per cui è l’ideale per i nostri politici sempre affamati di infrastrutture e desiderosi di salvare aziende, anche se il debito è solo spostato in un angolo sotto il tappetino. Allo stato attuale la Cassa è sana e il risparmio postale è al calduccio, anche perché il rimborso è garantito dallo Stato, ma fuori girano personaggi che ad ogni piè sospinto propongono: “facciamolo fare alla Cdp!”, mentre dentro la Cassa ci sono personaggi influenti, impegnati a disegnare “l’economia sociale di mercato”. E chi decide che cos’è per lo sviluppo? Dal presidente Franco Bassanini, all’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ai singoli consiglieri e amministratori dei Fondi, vediamo chi sono gli uomini che governano i 224 miliardi del risparmio degli Italiani, chi li ha messi al comando e a quali logiche rispondono e con quali risultati. C’è anche il rischio che il risparmio postale venga usato per garantire affari ai soliti noti, perché la “finalità sociale” chi la controlla e come si misura?

Pomigliano, presidio permanente dei cassintegrati. In tenda davanti ai cancelli Fiat con il megafono di Oreste Scalzone e il sax di Daniele Sepe

  • ottobre 11, 2012 1:53 pm

In gemellaggio con i lavoratori di Mirafiori i Cobas hanno iniziato la loro protesta fuori dal Gianbattista Vico. L’ex rsu: “Regna un clima di paura perché Marchionne ha dato lavoro a pochi e lascia a casa tanti altri”

 

Iniziativa congiunta con gli operai di Mirafiori, una tenda montata davanti all’ingresso 2, Oreste Scalzone, ex leader di Potere operaio e il sassofonista Daniele Sepe a unirsi alla protesta. E’ questa la giornata di protesta messa in piedi dai Cobas per “rilanciare la lotta per la drastica riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per il diritto al reddito incondizionato e universale” e annunciare il presidio permanente davaniti lo stabilimento Gianbattista Vico di Pomigliano. Sono, infatti, strettissimi i tempi in attesa dei piani di Sergio Marchionne che dovrebbe rendere noto a fine ottobre il nuovo piano industriale accantonando il progetto della Fabbrica Italia e i timori delle tute blu sono forti. La metà dell’organico ancora non è stata richiamata alle linee di produzione. “Ancora una volta la Fiat – spiegano – usa la leva occupazionale per avere agevolazioni, incentivi pubblici, mentre gran parte della produzione e’ stata delocalizzata in altri Stati. Intanto nello stabilimento di Pomigliano continua la cassa integrazione che coinvolge circa duemila operai, e situazione simile si registra anche a Mirafiori. Adesso – concludono gli operai – bisogna dire basta a tutto questo, e cominciare a lottare per difendere il nostro lavoro”. Diversi cartelli e striscioni contro l’ad di Fiat, il governo Monti sono stati esposti davanti ai cancelli, tra questi due lenzuoli all’ingresso: Operai studenti disoccupati ricomponiamo la classe e Da Pomigliano a Mirafiori uniamo le lotte alla Fiat.

LA CLASSE OPERAIA È VIVA

  • ottobre 17, 2010 3:15 pm

Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainew24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con se tanta parte del mondo del lavoro a cominciare dai professori e dai disoccupati e dell’intellighenzia italiana turbata dal declino e dall’incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra.

Dai lavoratori dell’Alfa di Arese: no allo scippo del tfr

  • gennaio 15, 2007 5:58 am
L’assemblea dei lavoratori di tutta l’area dell’Alfa di Arese dice NO ALLO SCIPPO DEL TFR e ALLE SPECULAZIONI SULL’AREA e DECIDE SCIOPERI e BLOCCHI DELLE PORTINERIE:
LAVORO SUBITO AD ARESE!

Nella giornata di oggi tutti i lavoratori dei reparti Fiat ancora in attività, unitamente ai cassintegrati della Fiat Carrozzeria e Fiat Powertrain e ai lavoratori delle altre aziende insediate sul sito di Arese, hanno dato vita ad una affollata assemblea indetta dallo Slai Cobas per discutere e prendere iniziative sulla grave situazione occupazionale di Arese sia riguardo ai lavoratori che vi operano sia per quanto riguarda i cassintegrati che da quattro anni sono in cassa integrazione e che adesso dalla Regione Lombardia e dalle istituzioni, invece di vedersi un progetto di rioccupazione, al contrario si vedono buttare in faccia un controprogetto per trasformare l’area da uso industriale ad uso commerciale e residenziale.

DOVE VANNO I SOLDI DEL TFR?

  • gennaio 2, 2007 4:53 pm
DOVE VANNO I SOLDI DEL TFR? A GUERRA E PADRONI!

Una attenta lettura degli articoli della Legge Finanziaria relativi al TFR (Trattamento di Fine Rapporto) fa scoprire cosa intenda fare il Governo di questi soldi.
Sappiamo che con la regola scandalosa del silenzio/assenso il TFR di quei lavoratori che non faranno nessuna scelta andrà a finire nei famigerati Fondi Pensione gestiti da banche, assicurazioni e società vicine a cgil, cisl, uil. Questa eventualità è sicuramente la più scandalosa e pericolosa per i lavoratori perché i Fondi Pensione useranno questi soldi per "giocare in borsa" con il serio rischio di perdere il capitale investito e comunque, per bene che vada, non garantiscono il rendimento che ha attualmente il TFR.

Da Report (rai 3)

GIORNALISTA: …Un ultimo dubbio. Ma se invece di tante promesse di guadagni facili in Borsa ci garantissero almeno quel misero e tanto bistrattato rendimento del Tfr?
Io le do i soldi e l’accordo è: mi dai lo 0,75% dell’inflazione più l’1,5. Lei ci sta?…