Il patrimonio ideologico

Scritti,analisi,documenti dal marxismo al maoismo

Auguri compagno Andrea

  • luglio 18, 2014 3:26 pm

Non vogliamo unirci al coro istituzionale  a quelle corporazioni che hai sempre combattuto, che oggi si ritrovano per dedicarti una Piazza, preferiamo ricordarti  vicino agli ultimi, vicino  a chi è emarginato, nelle mille battaglie che da Partigiano a uomo di strada hai combattuto. Auguri compagno Andrea    

7-7-1960 Strage di Reggio Emilia

  • luglio 7, 2014 2:38 pm

Il contesto storico-politico Il 25 marzo 1960 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi conferisce l’incarico di formare il nuovo governo a un democristiano di secondo piano, Fernando Tambroni, avvocato quasi sessantenne ed esponente della sinistra democristiana, attivo sostenitore di una politica di “legge ed ordine”. La sua designazione segna un punto di svolta all’interno di un’acuta crisi politica, con pesanti risvolti istituzionali. La politica del centrismo è ormai esaurita, ma le trattative con il Partito Socialista di Pietro Nenni per la formazione di un governo di centro-sinistra non sembrano in grado di partorire la svolta politica, auspicata e preparata dall’astro…

“VLADIMIR ILIC LENIN. Al Partito comunista russo” (di V. Majakovskij)

  • giugno 19, 2014 8:50 pm

 

Piombino: come l’acciaio resiste la città

  • maggio 2, 2014 1:34 pm

Fer­mare l’altoforno è un atto cri­mi­nale. Testo chiaro e sin­te­tico, quello dei volan­tini che a cen­ti­naia pas­sano di mano, durante il blocco pome­ri­diano dell’unica strada di accesso alla città. A distri­buirlo ai pas­santi e alle auto ferme in coda, com­presi i vacan­zieri che devono imbar­carsi per l’Elba, sono gli ope­rai delle Accia­ie­rie. Dopo il funerale che Grillo ha celebrato alcuni giorni fa, tra i fischi e le contestazioni degli operai della Lucchini, addirittura ad una manifestante che esprimeva dissenso sulla presenza propragandista del leader genovese, i penstallati – noti per la loro democrazia –  strappano il cartellone… Ma il comizio continua e  come sempre il comico…

Profezie…

  • marzo 11, 2014 11:04 am

del Gruppo di studio Resistenze Metropolitane L’ape e il comunista, pubblicato dalla rivista Corrispondenza Internazionale nel 1980, rappresenta il punto di approdo dell’analisi brigatista a nove anni dalla nascita dell’organizzazione. Scritto tra il 1979 e il 1980 dai militanti prigionieri reclusi nelle neonate carceri speciali in regime di articolo 90 (1), il testo appare come il tentativo di sintetizzare le conquiste teoriche e pratiche di un’organizzazione passata, in pochi anni, dagli incendi delle autovetture di qualche capetto inviso agli operai, al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana. Molti sostengono che, in realtà, ne L’ape e il comunista di attuale vi…

E’ morto Prospero Gallinari

  • gennaio 14, 2013 11:24 am

Si è spento stamattina Prospero Gallinari, ex militante delle Brigate Rosse, comunista fin dall’età della ragione Il suo corpo senza vita è stato trovato nel garage della sua casa, probabilmente in seguito a un malore. Le sue condizioni di salute erano da molti anni precarie, essendo stato colpito dall’infarto ben tre volte, la prima delle quali nel 1982, a Torino, durante uno dei tanti processi che ha subito. Di recente era stato operato anche per un tumore. Aveva 62 anni, compiuti da pochi giorni. La sua storia è indissolubilmente connessa a quella delle Brigate Rosse, per due episodi soprattutto: l’evasione…

La rifondazione della sinistra

  • novembre 2, 2012 3:33 pm

Dalle grandi promesse e nuovi orizzonti che il partito Bertinottiano proponeva quando entrava in scena  nel lontano 1991 (data scioglimento del P.C.I ) al desolante quadro di fratture-correnti /nascita di partiti  rappresentativi dei deputati fuoriusciti , be’ tutto questo è davvero l’istantanea della situazione politica italiana. L’unione della sinistra è quella che vedete nell’immagine, importante è raggiungere  lo 0, 05 per sperare di avere rimborsi o finanziamenti ai vari loghi comunisti che sono unicamente la rappresentazione di se stessi.

 

 

La seconda crisi generale del capitalismo di estrema attualità

  • ottobre 15, 2012 12:05 pm

Nei trenta anni (1945-1975) trascorsi dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale la borghesia imperialista ha di nuovo esaurito i margini di accumulazione che si era creata con gli sconvolgimenti e le distruzioni delle due guerre mondiali. Dagli anni settanta il mondocapitalista è entrato in una nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.(*) L’accumulazione del capitale non può più prose guire nell’ambito degli ordinamenti interni e internazionali esistenti.

Di conseguenza il processo di produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza dell’intera società è sconvolto ora in un punto ora in un altro in misura via via più profonda e sempre più diffusamente. Apparentemente i capitalisti sono alle prese ora con l’inflazione e la stagnazione, ora con l’oscillazione violenta dei cambi tra le monete; qui con l’ingigantirsi dei debiti pubblici, là con la difficoltà di trovare mercati per le merci prodotte; un momento con la crisi e il boom delle Borse e un altro momento con 1a sofferenza dei debiti esteri e la disoccupazione di massa.

 

 

 

 

La seconda crisi generale del capitalismo di estrema attualità

  • ottobre 14, 2012 3:34 pm

Nei trenta anni (1945-1975) trascorsi dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale la borghesia imperialista ha di nuovo esaurito i margini di accumulazione che si era creata con gli sconvolgimenti e le distruzioni delle due guerre mondiali. Dagli anni settanta il mondocapitalista è entrato in una nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.(*) L’accumulazione del capitale non può più prose guire nell’ambito degli ordinamenti interni e internazionali esistenti.

Di conseguenza il processo di produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza dell’intera società è sconvolto ora in un punto ora in un altro in misura via via più profonda e sempre più diffusamente. Apparentemente i capitalisti sono alle prese ora con l’inflazione e la stagnazione, ora con l’oscillazione violenta dei cambi tra le monete; qui con l’ingigantirsi dei debiti pubblici, là con la difficoltà di trovare mercati per le merci prodotte; un momento con la crisi e il boom delle Borse e un altro momento con 1a sofferenza dei debiti esteri e la disoccupazione di massa.
Essi e i loro portavoce non possono compren-dere la causa unitaria dei problemi che li assillano Ma la sovrapproduzione di capitale produce i suoi effetti anche se i capitalisti non la  riconoscono e anche se non ne hanno coscienza alcuna gli intellettuali la cui comprensione degli avvenimenti non supera gli orizzonti entro i quali i capitalisti sono rinchiusi dai loro interessi materiali, nonostante che alcuni di questi intellettuali si proclamino marxisti e perfino marxisti-leninisti e marxisti-leninisti-maoisti. I contrasti economici tra i gruppi imperialisti diventano nuovamente antagonisti: la torta da dividere non aumenta quanto necessario per valorizzare tutto il capitaleaccumulato e ogni gruppo può crescere solo a danno degli altri.
In tutti i paesi imperialisti i contrasti economici tra la borghesia imperialista e le masse popolari stanno diventando di nuovo aperta-mente antagonisti. In tutti i paesi imperialisti la borghesia sta eliminando una dopo l’altra le conquiste che le masse lavoratrici avevano strappato o abrogandole (scala mobile, stabilità del posto di lavoro,contratti nazionali collettivi di lavoro, ecc.) o lasciando andare in malora o privatizzando le istituzioni in cui esse si attuavano (scuola dimassa, istituti previdenziali, sistemi sanitari, industrie pubbliche, edilizia pubblica, servizi pubblici, ecc.). Il capitalismo dal volto umano ha fatto il suo tempo. In tutti i paesi imperialisti la borghesia viene via via abolendo quei regolamenti, norme, prassi e istituzioni che nel periodo di espansione hanno mitigato o neutralizzato gli effetti più destabilizzanti e traumatici del movimento dei singoli capitali e le punte estreme dei cicli economici.

Ora, nell’ambito della crisi, ogni frazione di capitale trova che quelle istituzioni sono un impedimento inaccettabile alla libertà dei suoi movimenti per conquistarsi spazio vitale. La liberalizzazione, la privatizzazione delle imprese economiche statali e in generale pubbliche sono all’ordine del giorno in ogni paese imperialista. La parola d’ordine della borghesia è in ogni paese “flessibilità” dei lavoratori,cioè libertà per i capitalisti di sfruttare senza limiti i lavoratori.
Ciò rende instabile in ogni paese imperialista il regime politico,rende ogni paese meno governabile con gli ordinamenti che fino ad ie-
ri avevano funzionato. I tentativi di sostituire pacificamente questi ordinamenti con altri, che in Italia si riassumono nella riforma della Costituzione, vanno regolarmente in fumo. In realtà non si tratta di cambiare regole, ma di decidere quali capitali vanno sacrificati perché altri possano valorizzarsi e nessun capitalista è disposto a sacrificarsi.

Tra capitalisti solo la guerra può decidere. Infatti nelle relazioni tra i gruppi borghesi la parola non è più principalmente all’accordo e alla spartizione, ma è principalmente alla lotta, all’eliminazione e alle armi. Tentativi, a livello interno e internazionale (ONU), di ridurre l’espressione politica dei contrasti proprio perché questi crescono, espansione del ricorso delle classi dirigenti a procedure criminali e a milizie extralegali e private, creazione di barriere elettorali, accrescimento delle competenze dei governi e degli apparati amministrativi a spese delle assemblee elettive, restrizione delle autonomie locali, limitazione per legge degli scioperi e delle proteste, ecc. sono all’ordine del giorno in ogni paese imperialista. Le misure e, ancora più, le operazioni repressive dilagano in ogni paese. L’aumento della repressione delle masse popolari è la risposta che la borghesia dà universalmente a ogni contrasto economico e sociale che essa stessa genera.

Ogni Stato imperialista per ostacolare la crescita dell’instabilità del regime politico nel proprio paese deve sempre più ricorrere a misure che accrescono l’instabilità di altri Stati: dall’abolizione nel 1971 della convertibilità del dollaro in oro e del sistema monetario di Bretton Woods, alla politica degli alti tassi d’interesse e dell’espansione del debito pubbli- co seguita dal governo federale USA negli anni ‘80, alle misure prote- zionistiche e di incentivazione delle esportazioni commerciali sempre più spesso adottate da ogni Stato, alla guerra che si profila tra i sistemi monetari del dollaro e dell’euro, all’aggressione dei paesi oppressi le cui Autorità oppongono ostacoli alla ricolonizzazione (in primo luogo i paesi arabi e musulmani: Iraq, Afghanistan, ecc.).

“Mondializzazione” è diventata la bandiera che copre e giustifica le brigantesche aggressioni degli Stati e dei gruppi imperialisti in ogni angolo del mon-do, la nuova “politica delle cannoniere”. La lotta per la sopravvivenza del suo ordinamento sociale spinge la borghesia imperialista ad allargare e a rendere più spietata la guerra di sterminio(*) non dichiarata che essa conduce contro le masse popolari in ogni angolo del mondo. Milioni di uomini e donne, bambini e anziani, di ogni età, razza e paese, vengono ogni anno uccisi dalle guerre, dalle privazioni, dall’inquinamento,dal saccheggio del territorio, dalla depravazione e da malattie curabili.
Una parte importante dell’umanità è relegata a vivere in condizioni di miseria, di emarginazione sociale, di ignoranza, di abbrutimento intel-lettuale e morale, di precarietà. Ciò contrasta non solo con i sentimenti e le concezioni che oramai gli uomini hanno sviluppato in massa, ma anche con le possibilità materiali e intellettuali disponibili e genera nelle masse popolari una resistenza sempre più diffusa e accanita.

La lotta per la direzione di questa resistenza è l’oggetto della lotta politica del periodo in corso.
La crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale ha dato luogo alla seconda crisi generale del capitalismo: una crisi economica che trapassa in crisi politica e culturale. Una crisi mondiale, una crisi di lunga durata.

La maggior parte dei paesi semicoloniali è diventata dapprima un mercato dove i gruppi imperialisti hanno riversato le merci che la sovrapproduzione di capitale rendeva eccedenti; poi un campo in cui gli stessi gruppi hanno impiegato come capitale di prestito i capitali ad opera compiuta li abbandonano e si trasferiscono in altri paesi. I paesi coloniali vengono ridotti nuovamente al rango di colonie, ma ora di colonie collettive dei gruppi imperialisti, sicché nessuno di questi assume alcuna responsabilità per la conservazione a lungo termine delle fonti di profitto e di rendita. L’emigrazione selvaggia e atroce di masse di lavoratori e una sequela interminabile di guerre sono le inevitabili conseguenze di questa nuova colonizzazione.
Nella maggior parte dei primi paesi socialisti(*) i regimi instaurati dai revisionisti moderni si sono trovati dapprima schiacciati nella morsa della crisi economica in corso nei paesi imperialisti da cui si erano resi dipendenti commercialmente, finanziariamente e tecnologicamente, quindi sono crollati rivelando la fragilità politica dei regimi stessi.
La borghesia ha dovuto prendere atto che era impossibile restaurare gradualmente e pacificamente il capitalismo e ha precipitato questi paesi in un turbine di miseria e di guerra, aprendoli alla restaurazione violenta e a qualsiasi costo. Il sistema imperialista li ha ingoiati, ma non riesce a digerirli. Anzi essi hanno accelerato il procedere della crisi generale anche nei paesi imperialisti.
Tutto ciò viene creando una nuova situazione di guerra e di rivoluzione, analoga a quella che esisteva all’inizio del secolo scorso. Il
mondo deve cambiare e inevitabilmente cambierà. Gli ordinamenti attuali dei paesi imperialisti e le attuali relazioni internazionali ostacolano la prosecuzione dell’accumulazione di capitale e quindi saranno inevitabilmente sovvertiti.
Saranno le grandi masse, prendendo l’una o l’altra strada, a “decidere” se il mondo cambierà ancora sotto la direzione della borghesia creando ordinamenti diversi di una società ancora capitalista o se cambierà sotto la direzione della classe operaia e nell’ambito del mo-
vimento comunista, creando una società socialista.

Ogni altra soluzione è esclusa dalle condizioni oggettive esistenti: gli sforzi dei fautori di altre soluzioni in pratica faranno il gioco di una di queste due soluzioni che sono le uniche possibili. Questa è la nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo che si sta sviluppando e nella quale si svolge e si svolgerà il nostro lavoro di comunisti. Le divergenze importanti tra i comunisti e la confusione che ancora regna nelle nostre fila riguardano appunto il riconoscimento che siamo nuovamente in una situazione rivoluzionaria in sviluppo e la linea da adottare per sviluppare da essa la rivoluzione e condurla fino all’instaurazione di nuovi paesi socialisti.
La borghesia imperialista cerca di superare l’attuale crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale e conquistarsi così un altro periodo
di ripresa, con l’integrazione degli ex paesi socialisti nel mondo imperialista, con la ricolonizzazione e un maggiore grado di capitalizzazione dell’economia dei paesi semicoloniali e semifeudali, con una distruzione di capitale di dimensioni adeguate negli stessi paesi imperialisti. Essa combina queste tre soluzioni variamente da paese a paese e di fase in fase. Ognuna di queste soluzioni porta anzitutto a un periodo di guerre e di sconvolgimenti. Ogni guerra è e sarà ovviamente presentata alle masse nella veste più lusinghiera: di spedizione umanitaria, di guerra per la pace, di guerra per la giustizia, di guerra per la difesa dei propri diritti e bisogni vitali, di guerra contro il terrorismo, di ultimaguerra.

Ma l’esito di questo periodo e la direzione che prenderà la mobilitazione delle masse che in ogni caso si svilupperà, e che la stessa
borghesia imperialista in ogni caso dovrà promuovere, sarà deciso dalla lotta tra le Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista e le forze soggettive della borghesia imperialista. In definitiva il dilemma è o la rivoluzione precede la guerra o la guerra genera la rivoluzione.
La classe operaia può infatti superare l’attuale situazione rivoluzionaria prendendo la direzione della mobilitazione delle masse popolari e guidandole alla lotta contro la borghesia imperialista fino a conquistare il potere e avviare la transizione dal capitalismo al comunismo su scala maggiore di quanto è avvenuto durante la prima crisi generale. Questa è la via della ripresa del movimento comunista già in atto nel mondo, che ha i suoi punti qualitativamente più alti nelle guerre popolari rivoluzionarie già in fase avanzata in alcuni paesi (Nepal, India, Filippine, Perù, Turchia).

 

ciao Eric

  • ottobre 3, 2012 12:10 pm

Fonte : http://www.militant-blog.org

«I liberalismi politico ed economico, da soli o in combinazione, non possono fornire la soluzione ai problemi del XXI secolo. È ora di prendere di nuovo Marx sul serio»: così Eric J. Hobsbawm concludeva, nel 2011, la sua raccolta di saggi sullo sviluppo e l’impatto del pensiero di Marx, intitolata significativamente Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del marxismo.