denaro-pubblico

Le privatizzazioni non sono la soluzione ma il problema

  • febbraio 17, 2014 6:31 pm

Premessa Dismissione del pubblico e azzeramento del controllo popolare La nostra città, così come molte altre realtà urbane del paese, ha subito le conseguenze, in termini di peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, di un lungo processo di privatizzazioni e liberalizzazioni. Questo processo ha portato l’ente pubblico a rinunciare alla sua funzione di erogatore di servizi per trasformarsi progressivamente nel gestore di un “quasi mercato” che risponde esclusivamente a logiche di profitto, da un lato, e a logiche di riduzione dei fondi pubblici dall’altro. Il risultato è che il controllo popolare sui servizi essenziali sia stato completamente azzerato.…

Perchè cresce il debito pubblico?

  • febbraio 4, 2014 1:41 pm

Il debito pubblico ha ampiamente sfondato nel 2013 il tetto dei 2.000 miliardi. Come si spiega il fatto che continua a crescere malgrado i sacrifici dei lavoratori? Di chi è la responsabilità? Dallo scoppio della crisi economica il “debito sovrano”è fortemente aumentato per salvare le banche in fallimento e garantire la sopravvivenza di un sistema criminale, dominato dal capitalismo monopolistico finanziario.Nell’UE gli interventi per fornire liquidità e applicare politiche monetarie espansive,sono stati senza precedenti e hanno inciso in forte misura sui debiti pubblici. Tra il 2008 e il 2011 i governi UE hanno versato circa 4.500 miliardi di euro ai…

Le “caste italiane”

  • ottobre 22, 2012 1:21 pm

A come ASSICURAZIONI.

Discriminazione territoriale per costi e risarcimenti. Premi annui RCA che costano più dei veicoli assicurati. Indennizzi e risarcimenti resi dopo molti mesi, senza penalizzazioni da parte dei magistrati per lite temeraria. Mancata concorrenza con impedimento di fatto del plurimandato assicurativo per agenti e subagenti. Indennizzo diretto per agevolare il monopolio di avvocati e carrozzieri.

A come AUTOTRASPORTATORI.

L’ultimo blocco dei tir, nel dicembre 2007, è durato 72 ore con le autostrade paralizzate, gli scaffali dei supermercati vuoti e un conto, per i consumatori, di 1 miliardo di euro al giorno. Alla fine i dieci piccoli indiani, le sigle sindacali della categoria, hanno vinto la partita: una mancia natalizia di 70 milioni di euro in Finanziaria e la riforma dell’autotrasporto rinviata.

A come AVVOCATI, i veri potenti d’Italia.

E’ un’altra casta: influenti, ricchi, intoccabili, il cui accesso alla professione è uno scandalo. Un libro svela segreti e bugie dell’olimpo professionale italiano. “Non voglio un avvocato che mi dica quello che non posso fare. Lo assumo perché mi suggerisca come fare quello che voglio”. Lo ha detto John Pierpont Morgan, fondatore della Jp Morgan, una delle più grosse società finanziarie al mondo

Cassa depositi e prestiti dove non arrivano le banche

  • ottobre 22, 2012 1:07 pm

C’è un banca, in Italia, che ha una rete d 14mila sportelli

Dove vanno a finire i soldi versati alle Poste sui libretti e sui buoni fruttiferi da 24 milioni di pensionati, giovani e famiglie? Se li prende la Cdp, la Cassa Depositi e prestiti. Che animale è la Cdp? Loro si sentono un centauro pubblico-privato, che investe soldi dei risparmiatori ma con finalità pubbliche. Può essere il mutuo di 30mila euro al piccolo comune per sistemare la strada interpoderale piuttosto che l’assegno da 1 miliardo per rilevare quote di aziende di Finmeccanica, al fine di salvaguardarne “l’italianità”. O ancora, 18 miliardi la Cdp li ha girati alle banche per bypassare la strozzatura del credito e ne hanno beneficiato finora 53 mila piccole medie imprese. Ma c’è ancora spazio per aumentare i suoi impieghi e per forzare il passo allo sviluppo del Paese, che ne avrebbe tanto bisogno: dalla banda larga ai servizi pubblici locali, all’energia

Terremoto nel mercato mondiale

  • ottobre 16, 2012 10:07 am

Nel 2008, a seguito della crisi economica mondiale scatenata dall’implosione dei cosiddetti mutui “subprime” negli Stati Uniti, esce, a cura di Norbert Trenkle del gruppo Krisis, il testo “Weltmartkbeben” (Terremoto nel mercato mondiale), qui tradotto.
Il testo assume un’importanza particolare, nella misura in cui riassume le posizioni che questo gruppo porta avanti da anni e che in qualche modo hanno largamente anticipato la crisi e le sue ragioni. Esso prova a dare una lettura “inattuale” e fuori dal coro della crisi economica in corso,
lettura che può aiutare ad impostare correttamente il problema e a cercare soluzioni più radicali e capaci di intaccarne i meccanismi di fondo.

Per un aiuto alla lettura, sinteticamente ecco i punti “forti” del testo:
la crisi economica mondiale era in corso da lungo tempo e la sua esplosione entro unperiodo più o meno breve era ampiamente prevedibile le cause di questa esplosione non sono da ricercarsi nella malvagità di un numero comunque limitato di avidi speculatori dediti alla finanza più cinica e spietata, ma nel meccanismo di fondo della riproduzione capitalistica stessa. La “rivoluzione microelettronica”, ovvero il passaggio da una produzione seriale meccanica fondata sul lavoro vivo ad una fondata sulla tecnologia microelettronica, ha destrutturato gli apparati produttivi, aumentando in modo esponenziale la produttività del lavoro e al tempo stesso espellendo lavoro vivo. Questo ha determinato un afflusso enorme di merci sul mercato che restano per lo più invendute, interrompendo quindi la loro necessaria valorizzazione, ovvero l’indispensabile trasformazione in valore monetario, e insieme minato la base stessa della creazione di  valore, cioè il lavoro vivo ora espulso dai cicli produttivi, quindi neanche più in grado, come lo voleva per esempio il sistema di regolazione fordista, di concretizzare il ciclo della valorizzazione acquistando la merce prodotta.

Tutti gli indagati della Regione Lombardia

  • ottobre 15, 2012 12:02 pm

Con l’arresto dell’assessore alla casa Domenico Zambetti la situazione a Palazzo Lombardia sembra senza ritorno. Per la prima volta la criminalità organizzata riesce a raggiungere un politico di primo piano nel Nord Italia, dopo una serie di scandali che hanno minato la credibilità della presidenza

E siamo a 13, ma difficilmente in questo caso potrà arrivare un premio per la Regione Lombardia. L’arresto di Domenico Zambetti, Pdl, accusato di aver acquistato dalla ‘ndrangheta 4000 voti per 200 mila euro, apre però nuovi ed inquietanti scenari nell’amministrazione di Roberto Formigoni.
I REFERENTI
Si, perché Zambetti, assessore alla casa della Regione, nella sua compravendita, ha di fatto permesso l’ingresso in Regione di due famiglie della ‘ndrangheta già conosciute a Milano visto il loro coinvolgimento nel “buco nero” chiamato Ortomercato. I referenti di Zambetti, il quale senza questi quattromila voti sarebbe arrivato a 7,217, sono un esponente della cosca dei “Morabito – Bruzzaniti”, ovvero Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per spaccio di droga nei locali dell’Ortomercato, e Costantino Eugenio, referente del clan Mancuso e di professione gestore di negozi.

LA RESA DEI CONTI

  • ottobre 15, 2012 11:51 am

Ormai tutto sembra chiaro: la Germania vuole allargare la sua influenza in Europa, o meglio vuole dominare economicamente l’Europa, con una politica restrittiva imponendo a tutti di sfiancarsi nella corsa per l’eccessiva riduzione del debito. Ciò procura tanti vantaggi al capitale finanziario tedesco, mandando in recessione l’economia di molti paesi, espellendo dal mercato globale le piccole e medie aziende che lavorano per l’esportazione e favorendo così i processi di concentrazione a guida tedesca. Mentre settant’anni addietro le truppe naziste dilagavano in tutta Europa, ora si conclude un disegno di dominio economico, anziché militare, intrapreso con il Mercato Comune Europeo, seguito dalla Comunità Economica Europea, e sfociato in quella Unione Europea senza Costituzione democratica ed antifascista (come erano quelle di Italia e di Francia) e senza strutture  democratiche statuali, seppur borghesi, basate sulla divisione dei poteri: legislativo, esecutivo, giurisdizionale.

Cassa depositi e prestiti dove non arrivano le banche

  • ottobre 15, 2012 11:03 am

C’è un banca, in Italia, che ha una rete di

14mila sportelli

Dove vanno a finire i soldi versati alle Poste sui libretti e sui buoni fruttiferi da 24 milioni di pensionati, giovani e famiglie? Se li prende la Cdp, la Cassa Depositi e prestiti. Che animale è la Cdp? Loro si sentono un centauro pubblico-privato, che investe soldi dei risparmiatori ma con finalità pubbliche. Può essere il mutuo di 30mila euro al piccolo comune per sistemare la strada interpoderale piuttosto che l’assegno da 1 miliardo per rilevare quote di aziende di Finmeccanica, al fine di salvaguardarne “l’italianità”. O ancora, 18 miliardi la Cdp li ha girati alle banche per bypassare la strozzatura del credito e ne hanno beneficiato finora 53 mila piccole medie imprese. Ma c’è ancora spazio per aumentare i suoi impieghi e per forzare il passo allo sviluppo del Paese, che ne avrebbe tanto bisogno: dalla banda larga ai servizi pubblici locali, all’energia. La Cassa ha un arsenale di 224 miliardi e per i ministri del Tesoro che l’hanno voluta così com’è oggi, da Tremonti a Grilli, la Cdp è l’arma non convenzionale adatta ai tempi. Basti pensare che le sue mosse non vanno ad aumentare il debito pubblico, per cui è l’ideale per i nostri politici sempre affamati di infrastrutture e desiderosi di salvare aziende, anche se il debito è solo spostato in un angolo sotto il tappetino. Allo stato attuale la Cassa è sana e il risparmio postale è al calduccio, anche perché il rimborso è garantito dallo Stato, ma fuori girano personaggi che ad ogni piè sospinto propongono: “facciamolo fare alla Cdp!”, mentre dentro la Cassa ci sono personaggi influenti, impegnati a disegnare “l’economia sociale di mercato”. E chi decide che cos’è per lo sviluppo? Dal presidente Franco Bassanini, all’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini, ai singoli consiglieri e amministratori dei Fondi, vediamo chi sono gli uomini che governano i 224 miliardi del risparmio degli Italiani, chi li ha messi al comando e a quali logiche rispondono e con quali risultati. C’è anche il rischio che il risparmio postale venga usato per garantire affari ai soliti noti, perché la “finalità sociale” chi la controlla e come si misura?

La seconda crisi generale del capitalismo di estrema attualità

  • ottobre 14, 2012 3:34 pm

Nei trenta anni (1945-1975) trascorsi dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale la borghesia imperialista ha di nuovo esaurito i margini di accumulazione che si era creata con gli sconvolgimenti e le distruzioni delle due guerre mondiali. Dagli anni settanta il mondocapitalista è entrato in una nuova crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale.(*) L’accumulazione del capitale non può più prose guire nell’ambito degli ordinamenti interni e internazionali esistenti.

Di conseguenza il processo di produzione e riproduzione delle condizioni materiali dell’esistenza dell’intera società è sconvolto ora in un punto ora in un altro in misura via via più profonda e sempre più diffusamente. Apparentemente i capitalisti sono alle prese ora con l’inflazione e la stagnazione, ora con l’oscillazione violenta dei cambi tra le monete; qui con l’ingigantirsi dei debiti pubblici, là con la difficoltà di trovare mercati per le merci prodotte; un momento con la crisi e il boom delle Borse e un altro momento con 1a sofferenza dei debiti esteri e la disoccupazione di massa.
Essi e i loro portavoce non possono compren-dere la causa unitaria dei problemi che li assillano Ma la sovrapproduzione di capitale produce i suoi effetti anche se i capitalisti non la  riconoscono e anche se non ne hanno coscienza alcuna gli intellettuali la cui comprensione degli avvenimenti non supera gli orizzonti entro i quali i capitalisti sono rinchiusi dai loro interessi materiali, nonostante che alcuni di questi intellettuali si proclamino marxisti e perfino marxisti-leninisti e marxisti-leninisti-maoisti. I contrasti economici tra i gruppi imperialisti diventano nuovamente antagonisti: la torta da dividere non aumenta quanto necessario per valorizzare tutto il capitaleaccumulato e ogni gruppo può crescere solo a danno degli altri.
In tutti i paesi imperialisti i contrasti economici tra la borghesia imperialista e le masse popolari stanno diventando di nuovo aperta-mente antagonisti. In tutti i paesi imperialisti la borghesia sta eliminando una dopo l’altra le conquiste che le masse lavoratrici avevano strappato o abrogandole (scala mobile, stabilità del posto di lavoro,contratti nazionali collettivi di lavoro, ecc.) o lasciando andare in malora o privatizzando le istituzioni in cui esse si attuavano (scuola dimassa, istituti previdenziali, sistemi sanitari, industrie pubbliche, edilizia pubblica, servizi pubblici, ecc.). Il capitalismo dal volto umano ha fatto il suo tempo. In tutti i paesi imperialisti la borghesia viene via via abolendo quei regolamenti, norme, prassi e istituzioni che nel periodo di espansione hanno mitigato o neutralizzato gli effetti più destabilizzanti e traumatici del movimento dei singoli capitali e le punte estreme dei cicli economici.

Ora, nell’ambito della crisi, ogni frazione di capitale trova che quelle istituzioni sono un impedimento inaccettabile alla libertà dei suoi movimenti per conquistarsi spazio vitale. La liberalizzazione, la privatizzazione delle imprese economiche statali e in generale pubbliche sono all’ordine del giorno in ogni paese imperialista. La parola d’ordine della borghesia è in ogni paese “flessibilità” dei lavoratori,cioè libertà per i capitalisti di sfruttare senza limiti i lavoratori.
Ciò rende instabile in ogni paese imperialista il regime politico,rende ogni paese meno governabile con gli ordinamenti che fino ad ie-
ri avevano funzionato. I tentativi di sostituire pacificamente questi ordinamenti con altri, che in Italia si riassumono nella riforma della Costituzione, vanno regolarmente in fumo. In realtà non si tratta di cambiare regole, ma di decidere quali capitali vanno sacrificati perché altri possano valorizzarsi e nessun capitalista è disposto a sacrificarsi.

Tra capitalisti solo la guerra può decidere. Infatti nelle relazioni tra i gruppi borghesi la parola non è più principalmente all’accordo e alla spartizione, ma è principalmente alla lotta, all’eliminazione e alle armi. Tentativi, a livello interno e internazionale (ONU), di ridurre l’espressione politica dei contrasti proprio perché questi crescono, espansione del ricorso delle classi dirigenti a procedure criminali e a milizie extralegali e private, creazione di barriere elettorali, accrescimento delle competenze dei governi e degli apparati amministrativi a spese delle assemblee elettive, restrizione delle autonomie locali, limitazione per legge degli scioperi e delle proteste, ecc. sono all’ordine del giorno in ogni paese imperialista. Le misure e, ancora più, le operazioni repressive dilagano in ogni paese. L’aumento della repressione delle masse popolari è la risposta che la borghesia dà universalmente a ogni contrasto economico e sociale che essa stessa genera.

Ogni Stato imperialista per ostacolare la crescita dell’instabilità del regime politico nel proprio paese deve sempre più ricorrere a misure che accrescono l’instabilità di altri Stati: dall’abolizione nel 1971 della convertibilità del dollaro in oro e del sistema monetario di Bretton Woods, alla politica degli alti tassi d’interesse e dell’espansione del debito pubbli- co seguita dal governo federale USA negli anni ‘80, alle misure prote- zionistiche e di incentivazione delle esportazioni commerciali sempre più spesso adottate da ogni Stato, alla guerra che si profila tra i sistemi monetari del dollaro e dell’euro, all’aggressione dei paesi oppressi le cui Autorità oppongono ostacoli alla ricolonizzazione (in primo luogo i paesi arabi e musulmani: Iraq, Afghanistan, ecc.).

“Mondializzazione” è diventata la bandiera che copre e giustifica le brigantesche aggressioni degli Stati e dei gruppi imperialisti in ogni angolo del mon-do, la nuova “politica delle cannoniere”. La lotta per la sopravvivenza del suo ordinamento sociale spinge la borghesia imperialista ad allargare e a rendere più spietata la guerra di sterminio(*) non dichiarata che essa conduce contro le masse popolari in ogni angolo del mondo. Milioni di uomini e donne, bambini e anziani, di ogni età, razza e paese, vengono ogni anno uccisi dalle guerre, dalle privazioni, dall’inquinamento,dal saccheggio del territorio, dalla depravazione e da malattie curabili.
Una parte importante dell’umanità è relegata a vivere in condizioni di miseria, di emarginazione sociale, di ignoranza, di abbrutimento intel-lettuale e morale, di precarietà. Ciò contrasta non solo con i sentimenti e le concezioni che oramai gli uomini hanno sviluppato in massa, ma anche con le possibilità materiali e intellettuali disponibili e genera nelle masse popolari una resistenza sempre più diffusa e accanita.

La lotta per la direzione di questa resistenza è l’oggetto della lotta politica del periodo in corso.
La crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale ha dato luogo alla seconda crisi generale del capitalismo: una crisi economica che trapassa in crisi politica e culturale. Una crisi mondiale, una crisi di lunga durata.

La maggior parte dei paesi semicoloniali è diventata dapprima un mercato dove i gruppi imperialisti hanno riversato le merci che la sovrapproduzione di capitale rendeva eccedenti; poi un campo in cui gli stessi gruppi hanno impiegato come capitale di prestito i capitali ad opera compiuta li abbandonano e si trasferiscono in altri paesi. I paesi coloniali vengono ridotti nuovamente al rango di colonie, ma ora di colonie collettive dei gruppi imperialisti, sicché nessuno di questi assume alcuna responsabilità per la conservazione a lungo termine delle fonti di profitto e di rendita. L’emigrazione selvaggia e atroce di masse di lavoratori e una sequela interminabile di guerre sono le inevitabili conseguenze di questa nuova colonizzazione.
Nella maggior parte dei primi paesi socialisti(*) i regimi instaurati dai revisionisti moderni si sono trovati dapprima schiacciati nella morsa della crisi economica in corso nei paesi imperialisti da cui si erano resi dipendenti commercialmente, finanziariamente e tecnologicamente, quindi sono crollati rivelando la fragilità politica dei regimi stessi.
La borghesia ha dovuto prendere atto che era impossibile restaurare gradualmente e pacificamente il capitalismo e ha precipitato questi paesi in un turbine di miseria e di guerra, aprendoli alla restaurazione violenta e a qualsiasi costo. Il sistema imperialista li ha ingoiati, ma non riesce a digerirli. Anzi essi hanno accelerato il procedere della crisi generale anche nei paesi imperialisti.
Tutto ciò viene creando una nuova situazione di guerra e di rivoluzione, analoga a quella che esisteva all’inizio del secolo scorso. Il
mondo deve cambiare e inevitabilmente cambierà. Gli ordinamenti attuali dei paesi imperialisti e le attuali relazioni internazionali ostacolano la prosecuzione dell’accumulazione di capitale e quindi saranno inevitabilmente sovvertiti.
Saranno le grandi masse, prendendo l’una o l’altra strada, a “decidere” se il mondo cambierà ancora sotto la direzione della borghesia creando ordinamenti diversi di una società ancora capitalista o se cambierà sotto la direzione della classe operaia e nell’ambito del mo-
vimento comunista, creando una società socialista.

Ogni altra soluzione è esclusa dalle condizioni oggettive esistenti: gli sforzi dei fautori di altre soluzioni in pratica faranno il gioco di una di queste due soluzioni che sono le uniche possibili. Questa è la nuova situazione rivoluzionaria in sviluppo che si sta sviluppando e nella quale si svolge e si svolgerà il nostro lavoro di comunisti. Le divergenze importanti tra i comunisti e la confusione che ancora regna nelle nostre fila riguardano appunto il riconoscimento che siamo nuovamente in una situazione rivoluzionaria in sviluppo e la linea da adottare per sviluppare da essa la rivoluzione e condurla fino all’instaurazione di nuovi paesi socialisti.
La borghesia imperialista cerca di superare l’attuale crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale e conquistarsi così un altro periodo
di ripresa, con l’integrazione degli ex paesi socialisti nel mondo imperialista, con la ricolonizzazione e un maggiore grado di capitalizzazione dell’economia dei paesi semicoloniali e semifeudali, con una distruzione di capitale di dimensioni adeguate negli stessi paesi imperialisti. Essa combina queste tre soluzioni variamente da paese a paese e di fase in fase. Ognuna di queste soluzioni porta anzitutto a un periodo di guerre e di sconvolgimenti. Ogni guerra è e sarà ovviamente presentata alle masse nella veste più lusinghiera: di spedizione umanitaria, di guerra per la pace, di guerra per la giustizia, di guerra per la difesa dei propri diritti e bisogni vitali, di guerra contro il terrorismo, di ultimaguerra.

Ma l’esito di questo periodo e la direzione che prenderà la mobilitazione delle masse che in ogni caso si svilupperà, e che la stessa
borghesia imperialista in ogni caso dovrà promuovere, sarà deciso dalla lotta tra le Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista e le forze soggettive della borghesia imperialista. In definitiva il dilemma è o la rivoluzione precede la guerra o la guerra genera la rivoluzione.
La classe operaia può infatti superare l’attuale situazione rivoluzionaria prendendo la direzione della mobilitazione delle masse popolari e guidandole alla lotta contro la borghesia imperialista fino a conquistare il potere e avviare la transizione dal capitalismo al comunismo su scala maggiore di quanto è avvenuto durante la prima crisi generale. Questa è la via della ripresa del movimento comunista già in atto nel mondo, che ha i suoi punti qualitativamente più alti nelle guerre popolari rivoluzionarie già in fase avanzata in alcuni paesi (Nepal, India, Filippine, Perù, Turchia).

 

Tutti gli indagati della Regione Lombardia

  • ottobre 14, 2012 12:08 pm

Con l’arresto dell’assessore alla casa Domenico Zambetti la situazione a Palazzo Lombardia sembra senza ritorno. Per la prima volta la criminalità organizzata riesce a raggiungere un politico di primo piano nel Nord Italia, dopo una serie di scandali che hanno minato la credibilità della presidenza

E siamo a 13, ma difficilmente in questo caso potrà arrivare un premio per la Regione Lombardia. L’arresto di Domenico Zambetti, Pdl, accusato di aver acquistato dalla ‘ndrangheta 4000 voti per 200 mila euro, apre però nuovi ed inquietanti scenari nell’amministrazione di Roberto Formigoni.
I REFERENTI
Si, perché Zambetti, assessore alla casa della Regione, nella sua compravendita, ha di fatto permesso l’ingresso in Regione di due famiglie della ‘ndrangheta già conosciute a Milano visto il loro coinvolgimento nel “buco nero” chiamato Ortomercato. I referenti di Zambetti, il quale senza questi quattromila voti sarebbe arrivato a 7,217, sono un esponente della cosca dei “Morabito – Bruzzaniti”, ovvero Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per spaccio di droga nei locali dell’Ortomercato, e Costantino Eugenio, referente del clan Mancuso e di professione gestore di negozi.
RASTRELLAMENTO
– Arrestato anche Ambrogio Crespi, fratello del sondaggista Luigi, già condannato in primo grado a sette anni di carcere per la bancarotta della Hdc, in quanto avrebbe dato possibilità ai referenti delle cosche calabresi di attingere al suo bacino elettorale rastrellando preferenze negli ambienti della malavita organizzata. Per restituire il favore Zambetti, oltre a pagare in tre rate la cifra pattuita, ha fatto assumere all’Aler la figlia di uno dei due referenti, promettendo inoltre di attivarsi per far avere lavori a cooperative e ditte vicine ai suoi “mecenati”.
13 INDAGATI
– Scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione con l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta. «corruzione» con l’aggravante di aver agevolato la ’ndrangheta, oltre a prove che certificano come le cosche ce l’avessero in pugno, per usare le loro stesse parole. Si tratta del caso più grave mai documentato d’infiltrazione nella politica del Nord Italia da parte della ‘ndrangheta. Dal 2010 ad oggi, anno d’inizio del Formigoni IV, siamo quindi arrivati a 13 indagati tra membri del Consiglio e della Giunta, su 80 eletti, e sicuramente non può definirsi sufficiente la scelta del Presidente di revocare le deleghe a Zambetti, visto il grave caso d’infiltrazione della criminalità organizzata negli affari di Regione Lombardia.
GLI ASSESSORI COINVOLTI
– Zambetti è il quinto assessore delle varie giunte Formigoni ad essere stato arrestato. Gli altri nomi sono Guido Bombarda, già responsabile dell’assessorato alla formazione professionale, Piergianni Prosperini, il “ras” del turismo, Franco Nicoli Cristiani, titolare delle deleghe per ambiente e commercio, e Massimo Ponzoni, assessore alla Protezione civile ed Ambiente. Cerchiamo ora di ripercorrere la loro storia giudiziaria, così da capire quali sono stati i problemi, evidentemente non risolti, in questi ultimi anni.
PROBLEMA FORMAZIONE
– Guido Bombarda venne posto agli arresti domiciliari nel gennaio 2004 con l’accusa di corruzione. All’epoca il Consigliere in forza ad Alleanza Nazionale, già assessore alla Formazione, venne ritenuto colpevole dalla Procura di Milano di aver attestato la costituzione di società di comodo le quali avrebbero organizzato corsi di formazione inesistenti, con tanto di falsa documentazione attestante lo svolgimento di attività didattiche mai realizzate o comunque prive dei requisiti previsti, proprio per ricevere finanziamenti da enti pubblici. Bombarda patteggiò nel 2005 una condanna a 18 mesi di reclusione per tre corsi mai tenuti o realizzati in modo irregolare sul turismo religioso e per una tangente da 110 mila euro. Bombarda dovette anche subìre un sequestro di beni pari a 900 mila euro oltre ad una condanna da parte della Corte dei Conti della Lombardia al pagamento di 1,2 milioni di euro all’erario a risarcimento di un danno di oltre 1,9 milioni.
LA CRESTA DEL PIERGIANNI
– Piergianni Prosperini venne arrestato il 16 dicembre 2009 con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta per appalti sulla pubblicità televisiva della Regione Lombardia. Secondo l’accusa, Prosperini avrebbe incassato una tangente da 230 mila euro su un appalto da 7,5 milioni per promuovere in tv il turismo in Lombardia tra il 2008 e il 2010. I soldi sarebbero stati raccolti attraverso un processo di sovra-fatturazione nei programmi in cui partecipava per attività istituzionale, maturando con Telelombardia, tv locale, un debito personale di 100 mila euro.
PATTEGGIAMENTO
– Per ripianare questa cifra, venne deciso di affidare alla rete regionale l’incarico di pubblicizzare la fiera del turismo, il Bit, del 2008, con alcuni spot e uno speciale il cui costo complessivo, ammontante a 152mila euro, sarebbe stato gonfiato al fine di comprendere anche il debito pregresso dell’assessore. Venne studiato un meccanismo simile anche per Telecity, altra emittente con la quale Prosperini aveva un debito personale di 100 mila euro. In questo caso si scelse di commissionare in favore di tale emittente una serie di 30 tramissioni tematiche da 24 minuti ciascuna, da mandare in onda nel 2008, il tutto al prezzo di 240 mila euro, prezzo gonfiato per coprire il debito dell’assessore. Nonostante le rimostranze di Prosperini, lo scorso 12 marzo 2010 arrivò la richiesta di patteggiamento a 3 anni e 5 mesi, a seguito di un sequestro di 430 mila euro.

ALLA RICERCA DI UN POTERE POLITICO
– Franco Nicoli Cristiani può essere definito senza dubbio un pasdaran Pdl da anteporre allo “strapotere” di Comunione e Liberazione, visto il suo impegno in Regione fin dal 1995, impegno che lo ha portato a ricoprire incarichi sempre più importanti fino ad essere nominato, l’11 maggio 2010, vicepresidente del consiglio regionale. La fine per Nicoli Cristiani arrivò il 30 novembre 2011, giorno del suo arresto per corruzione e traffico illecito di rifiuti nell’ambito di un’inchiesta sulla società Bre-Be-Mi, relativa allo sversamento di rifiuti tossici da acciaieria in otto chilometri di cantiere e sulla discarica di amianto di Cappella Cantone.

LIQUIDAZIONE TRATTENUTA
– Secondo l’accusa, Nicoli Cristiani avrebbe ottenuto favori per l’impresa edile di Gianluca Locatelli in cambio di tangenti. A coadiuvarlo in quest’opera il dirigente dell’Arpa Lombardia Giuseppe Rotondaro, il quale ha spiegato che la tangente scoperta dai magistrati, pari a 100 mila euro e necessaria per sbloccare la discarica, sarebbe servita per coprire i costi del tesseramento del Pdl in Lombardia. Ovvero, Nicoli Cristiani avrebbe pagato così le tessere intestate a dei prestanome ed utilizzate per far valere la sua “corrente” all’interno del Partito. Il 20 dicembre 2011 arrivarono le dimissioni dal Consiglio Regionale, ma il Pirellone decise di trattenere la sua liquidazione, pari a 340 mila euro, per tutelarsi a fronte di eventuali richieste di risarcimento.

IL DELFINO ARENATO
– Massimo Ponzoni entrò in regione nel 2000, a 28 anni, novello enfant-prodige del Pdl brianzolo. Dopo essersi distinto in comune a Desio, arrivò il premio con l’ingresso al Pirellone e la carica di vicepresidente della commissione cultura, formazione, commercio, sport, informazione. La consacrazione arrivò però cinque anni dopo quando prese 19,866 preferenze e l’assessorato alla Protezione Civile, mentre nel 2008 diventa assessore all’ambiente. Le luci della ribalta per lui si spensero improvvisamente il 16 gennaio 2012, quando il tribunale di Monza emise un ordine di custodia cautelare per bancarotta, concussione, corruzione, peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti.

MOSSE ILLECITE
– L’indagine madre fu quella relativa al crac della società “il Pellicano” e si divise subito in due rami. Nel primo i magistrati si occuparono di reati contro il patrimonio, nel secondo hanno verificato l’esistenza di un meccanismo di finanziamento illecito a esponenti politici “in relazione al sostenimento di spese, sia per la campagna elettorale di Ponzoni Massimo sia per fini personali, addebitate a una serie di compagini societarie, riconducibili sempre a Ponzoni e amministrate dall’allora socio e uomo di fiducia Pennati, anche attraverso il ricorso alle false fatturazioni”.

IL DOMINUS DI DESIO E GIUSSANO
– Due le società, Il Pellicano e Immobiliare Mais entrambe con sede a Desio, dichiarate fallite nel 2010, dal Tribunale di Monza, a seguito degli accertamenti condotti. Per quanto riguarda i reati contro la pubblica amministrazione, è stato dimostrato che Ponzoni avrebbe potuto determinare, almeno in parte, i contenuti del Piano di Governo del Territorio, Pgt, di Desio e Giussano, suoi feudi, assicurando a imprenditori a lui vicini cambi di destinazione di terreni “grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni”. Oggi Ponzoni attende l’esito del processo agli arresti domiciliari. Intanto la Regione gli ha chiesto di restituire 22 mila euro per una serie di arretrati mai saldati comprensivi di una rata per una polizza assicurativa, un’utenza telefonica, settecento euro per spese di rappresentanza non giustificate e la mancata restituzione delle indennità da consigliere segretario percepita anche in seguito al suo arresto del gennaio scorso.

I PESCI “PICCOLI”
– Un album di tutto rispetto. Non c’è che dire. E non è ancora finita. Come ricordato precedentemente, dal 2010 ad oggi sono 13 gli indagati, tra giunta e consiglio. Questi i loro nomi: Roberto Formigoni, Nicole Minetti, Monica Rizzi, Daniele Belotti, Franco Nicoli Cristiani, Domenico Zambetti, Davide Boni, Filippo Penati, Renzo Bossi, Angelo Giammario, Romano La Russa, Massimo Ponzoni, Gianluca Rinaldin. E’ evidente, visti certi numeri, che qualcosa in Regione Lombardia non vada per il verso giusto, indipendentemente dalle accuse al Presidente sui finanziamenti alla Fondazione Maugeri o gli scandali sessuali di Nicole Minetti fino ai “problemini” di Filippo Penati.

LEGAMI CON LA ‘NDRANGHETA
– Abbiamo a che fare con politici i quali si vantano di avere influenze nell’ambito della ‘ndrangheta, come successo a Ponzoni, tanto che il fu giovane rampante venne definito “un capitale sociale” da parte delle cosche calabresi, visto anche i suoi rapporti con il boss Fortunato Stellitano. Le cosche avrebbero inoltre investito sull’anti-Minetti, ovvero Sara Giudice, la quale secondo le prime indagini avrebbe goduto di 400 voti provenienti dalla mafia calabrese, dietro interessamento del padre Vincenzo, anche se qui non c’è alcuna compravendita ma solo vaghe promesse.

ILLECITI DI VARIO GENERE
– Abbiamo un Romano La Russa indagato per finanziamento illecito ai partiti nell’ambito dell’inchiesta sul caso Aler, abbiamo Angelo Giammario, consigliere, accusato di aver intascato una mazzetta da 10 mila euro per appalti sul verde pubblico, di Nicole Minetti e Renzo Bossi si è detto tutto ed il contrario di tutto, abbiamo Monica Rizzi, già assessore allo Sport, costretta alle dimissioni dal suo partito, la Lega Nord ed autrice di dossier finalizzati a favorire la discesa in campo di Renzo Bossi, dossier per la quale è stata anche indagata.

UN PROBLEMA DI ZAMBETTI
– E poi ci sono le dimissioni “strane”, come quella di Stefano Maullu, assessore al Commercio, o di Massimo Buscemi, già titolare della Cultura al Pirellone, autodefinitosi “agnello sacrificale”. D’accordo, al Pirellone non ci sono epigoni di Franco Fiorito, o almeno la magistratura non li ha ancora scovati. La tenacia con la quale Formigoni rimane ancorato sulle sue posizioni, respingendo l’idea di dimissioni in quanto si tratta di un caso “che riguarda solo Zambetti”, dà comunque molto da pensare.

SI FACCIA QUALCOSA
– Vero, sono fatti dei singoli assessori o dei singoli consiglieri, tutti pescati con le mani nella marmellata. Il lungo elenco qui riportato però fa rabbrividire, e non poco, sopratutto per la mancanza di presa di coscienza da parte del Presidente che qui qualcosa non va. E’ vero, quello di Zambetti è un problema personale. Ma ora la ‘ndrangheta è entrata a Palazzo Lombardia dalla porta principale consentendo ad un uomo politico di diventare assessore. Questo fatto non puo’ essere sottovalutato. Se Formigoni è davvero convinto che la sua Regione è un faro per tutta Italia, certamente dovrà prendere atto che è necessario fare qualcosa per il bene del suo territorio e del Paese in generale. Finché si tratta di corruzione passi, ma quando è coinvolta in maniera così conclamata la criminalità organizzata non si può far finta di nulla.