LA CLASSE OPERAIA È VIVA
Corradino Mineo aveva preannunziato stamane la diretta su Rainew24 della manifestazione della FIOM. La manifestazione non è stata soltanto dei metalmeccanici ma ha trascinato con se tanta parte del mondo del lavoro a cominciare dai professori e dai disoccupati e dell’intellighenzia italiana turbata dal declino e dall’incupimento del nostro Paese, intellighenzia che è stata svillaneggiata, come oggi purtroppo si usa fare, da un esponente del PD, un tale Boccia sconfitto da Niki Vendola in Puglia e da allora con il dente avvelenato per tutto quello che sta alla sua sinistra.
Sentenza di Milano: la prova del nove
110 anni, 1 mese e 10 giorni la condanna emessa con sentenza dallaCorte presieduta dal giudice Cerqua contro i compagni arrestati il 12
febbraio 2007 per reati associativi, accusati di voler costituire il Partito Comunista p-m.
In più, 120.000 euro a Ichino, l’esperto del lavoro degli altri e un milione di euro allo Stato delle stragi dello sfruttamento e delle guerre.
Nessun lamento. La giustizia si è mostrata limpidamente per ciò che essa effettivamente è: giustizia di classe, della classe borghese, dei
padroni e del loro stato.
Di quella classe corrotta e ladra che ci rapina e ci sfrutta ogni giorno, fa stragi sui posti di lavoro e nelle piazze, per non parlare delle guerre contro i popoli inermi e degli affondamenti in mare di
poveri disperati. E, per questo, resta sempre impunita.
Se, per caso, qualcuno avesse avuto la vana illusione sulla possibile esistenza di qualche mosca bianca, di qualche giudice onesto,questa sentenza ha messo le cose in chiaro come la prova del nove: il
re è nudo. Restano da una parte la meschinità e la miseria umana di alcuni protagonisti di questa condanna e dall’altra la dignità dei compagni
che resistono a testa alta alle vessazioni carcerarie e la lotta dei parenti e dei compagni che cresce e si rafforza giorno dopo giorno,consapevole che non è più solo una lotta per i propri cari ma a fianco
di tutti coloro che vogliono cambiare questa società corrotta dello sfruttamento.
Un giudice imbelle soccombe di fronte ai giochi già fatti, alla preparazione artificiosa del clima attorno alla sentenza. “Minacciato di morte” dicono alcuni scribacchini prezzolati e per questo gli è
stata messa la scorta: tutto palesemente falso.
Non basta, tre giudici popolari vengono sostituiti prima di entrare incamera di consiglio: “Cose mai viste dicono gl i avvocati”.
Cosa ci si poteva attendere del resto da un giudice che ha presieduto una corte che pochi mesi fa ha quasi assolto, un anno e otto mesi, il tabaccaio Giovanni Petrali che ha sparato alle spalle a due giovani, di
30 e 19 anni, assassinadone uno?
A tutto ciò va aggiunta la mossa della procura di Roma. Viene conclusa ad arte, immediatamente prima del ritiro della corte in camera di consiglio, una inchiesta in atto da tempo, sempre per reati associativi, che porta in carcere 6 compagni. Il fatto viene utilizzato
terroristicamente dai mass media che puntano a collegarli a questoprocesso e a creare un fosco e p reoccupante clima attorno al prossimo G8.
Non importa se gli indizi sono labili e le intercettazioni fanno sorridere gli stessi inquirenti.
Si avvicina processo contro spazio sociale M. Lupo
Il 18 febbraio 2009 è fissata la prima udienza del processo contro lo Spazio Sociale Mario Lupo sgomberato nel 2005.Alcuni
di noi sono formalmente accusati di occupazione e di resistenza, ma
tutti siamo chiamati in causa. Da chi? Alcuni dei protagonisti del
"caso vigili" compariranno in aula, come testimoni dell’accusa.
Qualcuno
forse ricorda che nel 2005 il Mario Lupo denunciava, con tanto di
dettagli, la militarizzazione del corpo dei vigili urbani: oggi
l’amministrazione è sotto i riflettori per gli ultimi ignobili esiti di
quelle scelte, ma non le mette in discussione. Invece è questo che
vogliamo fare, perchè a Parma le "mele marce" non sono poche e
comandano in questa città.
Il 18 febbraio 2009 è fissata la
prima udienza del processo contro lo Spazio Sociale Mario Lupo. Nel
settembre 2005 l’amministrazione di centro-destra decise di cancellare
con ogni mezzo una fastidiosa entità non-allineata, un luogo di
socialità non-commerciale che esisteva ormai dal 1977 ed era un simbolo
dell’altra-Parma, nel nome ne portava impressa la memoria antifascista.
A centinaia ci siamo opposti a questo abuso, eravamo in 1.500 al corteo
di solidarietà, oggi alcuni di noi sono formalmente accusati di
occupazione e di resistenza, ma tutti siamo chiamati in causa.
-
siamo accusati di aver picchiato chi in realtà ci ha picchiati (vigili
urbani) e poi si è fatto medicare al pronto soccorso: questo oggi
obiettivamente, alla luce di ciò che il "caso-vigili" ha dimostrato,
non ha nessuna credibilità; ma non è questo nostro ruolo di "vittime"
che ci sembra importante affermare;
- lo Spazio Sociale Mario
Lupo è stato sgomberato non perchè fosse inagibile o abusivo, ma perchè
si è opposto con campagne politiche all’intreccio (oggi ancor più
palese) fra amministrazione e interessi della elite economica
finalizzato ad alimentare con risorse pubbliche la speculazione privata
(con particolare evidenza nel settore delle costruzioni, la così detta
"riqualificazione" o svendita del patrimonio, la "città-cantiere" della
metro, dell’ospedale vecchio, dei POC ad personam) e perchè ha indicato
l’"emergenza sicurezza" come strumento di distrazione di massa e di
propaganda ideologica a sostegno di una gestione autoritaria e
repressiva non della criminalità ma delle contraddizioni sociali;
- fra le altreiniziative, si rivela oggi precisa e mirata la nostra denuncia della
militarizzazione del corpo dei vigili urbani che in quel momento
l’amministrazione Ubaldi affidava all’addestramento di un poliziotto;
la prima azione della nuova squadra di super-vigili fu lo sgombero
violento della ex-cartiera di via degli Argini, dove trovavano riparo
molti rifugiati e senza casa, che furono violentemente cacciati a
dormire sotto la neve (alcune associazioni presentarono un esposto
sull’accaduto): tale era la linea politica dell’amministrazione e tale
era la manovalanza che serviva ad applicarla; oggi l’amministrazione è
sotto i riflettori per gli ultimi ignobili esiti di quelle scelte, ma
non le mette in discussione e affida di nuovo ad un carabiniere la
"riorganizzazione" della polizia municipale;
Dossier sulla militirazzizazione dei vigili urbani a Parma (all000371213022009.pdf)
Documento politico PC pm
LA RIVOLUZIONE È NECESSARIA LA RIVOLUZIONE È POSSIBILE
Dalla posizione in cui siamo, di militanti comunisti prigionieri,
ci siamo posti il problema di quale può essere il nostro contributo al
processo rivoluzionario nel nostro paese, nella prospettiva della
rinascita del movimento rivoluzionario mondiale che va sviluppandosi
come unica via d’uscita
positiva alla crisi dell’imperialismo.
La condizione di prigionieri è un preciso limite alla nostra
possibilità d’azione, ma è anche una, seppur scomoda, tribuna da cui
far sentire la voce della nostra parte, la parte della classe operaia e
del proletariato che lotta per il potere.
In questa condizione il campo delle relazioni dialettiche in cui
possiamo investirci dal punto di vista della pratica è chiaramente
ristretto dalla realtà carceraria. Dal momento dell’arresto ci siamo
costantemente misurati con le vessazioni del carcere.
In particolare con i lunghi periodi di isolamento, con
l’allontanamento di diverse centinaia di chilometri dagli affetti e dai
luoghi di appartenenza, con l’amministrazione carceraria che interviene
nella dinamica processuale disponendo logoranti trasferimenti,
intralciando i contatti con gli avvocati, impedendoci di portare in
aula i nostri documenti, con le disposizioni di applicazione della
censura sulla corrispondenza per limitare i contatti tra di noi.
Abbiamo promosso contro l’isolamento alcuni scioperi della fame che
hanno avuto esiti positivi e, facendo questo, ci siamo relazionati sia
con altre mobilitazioni simili a livello europeo, sia con il
proletariato detenuto nelle carceri italiane con cui abbiamo, ad
esempio, partecipato alla mobilitazione contro l’ergastolo.
In questo modo abbiamo anche stimolato il movimento esterno che si
è espresso in svariate forme di solidarietà con noi e con tutti i
rivoluzionari prigionieri.
Dal punto di vista politico più generale è principale invece
l’esistenza stessa di rivoluzionari prigionieri nelle carceri dei paesi
imperialisti che pone un problema di relazione dialettica all’intero
movimento comunista internazionale.
Una relazione dialettica che noi intendiamo, per quel che ci è
possibile, promuovere, ben consapevoli delle problematiche che si
presentano nella condizione di ostaggi in mano al nemico di classe, ma
altrettanto consapevoli che la funzione coercitiva della repressione e
del carcere la possiamo contrastare solo ricollocandoci, in quanto
militanti prigionieri, all’interno della dinamica del processo
rivoluzionario.
La contraddizione tra essere prigionieri ed essere militanti
comunisti attivi si somma alle altre contraddizioni della lotta
rivoluzionaria nella fase imperialista.
Questa contraddizione vogliamo imparare a trattarla svolgendo un
ruolo ed elaborando un contributo utile ad alimentare la lotta delle
avanguardie politiche della nostra classe per il raggiungimento
dell’obiettivo principale di questa fase nel nostro paese: la
costruzione del partito comunista come reparto avanzato della lotta per
il potere della classe operaia e del proletariato.
Questo é il senso della riflessione che segue.
I Militanti per la Costruzione del
Partito Comunista Politico-Militare
Bortolato Davide _ operaio metalmeccanico
Davanzo Alfredo _ elettricista
Latino Claudio _ impiegato
Sisi Vincenzo _ operaio chimico
I Militanti Comunisti Rivoluzionari
Gaeta Massimiliano _ operaio metalmeccanico
Toschi Massimiliano _ operaio metalmeccanico
Link a sito esterno
Cronache dal processo

Il 27 Marzo a Milano ha avuto inizio il processo a carico degli arrestati il 12 Febbraio 2007, in merito all’operazione “Tramonto”. Noi, compagni e compagne del Gramigna, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione per manifestare la nostra solidarietà, oltre che per rivedere i nostri compagni; perciò, nonostante il giorno feriale con buona pace dei nostri datori di lavoro o professori, abbiamo organizzato un pullman partito prima dell’alba. Arrivati sotto il tribunale, dove ci sarebbe stato anche un presidio, abbiamo incontrato i compagni del resto d’Italia edanche di altri paesi (Svizzera, Germania, Francia, Belgio), evidente segnale della solidarietà che si è messa in moto, capace addirittura di travalicare i confini nazionali.
A causa del numero(eravamo circa 150), ci siamo dovuti alternare per entrare in aula. A parte gli aspetti più tecnicidel processo e l’odiosa arroganza di un P.M. che più volte è apparsa sull’orlo di una crisi di nervi, e che si è dimenticata di citare lo stato come parte offesa in un processo in cui i capi d’accusa sussistono in ragione di reati commessi proprio contro lo stato (il risultato di questa smemorataggine è stato l’invalidamento di gran parte delle udienze già effettuate); alcuni passaggi meritano la nostra attenzione. Innanzitutto la disuguaglianza di tr attamento tra accusa e difesa: infatti se l’impianto accusatorio prevede l’associazione sovversiva, alla difesa non è permesso parlare di processo politico. Il perché è dovuto al fatto che fa paura porre le cose nel loro legittimo modo e mettere così a nudo tutte le incoerenze e le ipocrisie di questo sistema socio‐politico‐economico, che sta sprofondando in un baratro e che fa presupporre un futuro (se di futuro si può parlare) a tinte fosche. Meritano attenzione anche le richieste di costituirsi parte civile del giuslavorista (!!!) Ichino, del quotidiano Libero e niente meno che di Forza Nuova.
Se per il giornalaccio di Vittorio Feltri, che oltre a rappresentare il peggiore modo per sprecare
carta è stato anche al centro di uno scandalo in cui il vicedirettore era sul libro paga della C.I.A., l’istanza non è stata accettata,sorte diversa è toccata agli altri due soggetti. Ichino, ennesimo santone liberista noto per le sue posizioni antioperaie per essere un senatore del PD (c’è ancora qualcuno che si meraviglia), lamenta danni morali, quando concretamente non ha subito alcun danno.

Ciò, oltre ad evidenziare la natura politica del processo, capovolge l’essenza del diritto, poiché non si possono processare intenzioni di cui non è attestata la consistenza. Un discorso a parte merita Forza Nuova, che lamenta l’incendio della propria sede a Padova. Al peggio non c’è mai limite, infatti, all’obiezione degli avvocati difensori per l’incostituzionalità di questo partito sancita
anche dalla Costituzione che vieta la ricostituzione di un partito fascista, l’avvocato di FN, fratello del leader stragista colluso coi servizi segreti Roberto Fiore, ha risposto negando il carattere fascista di questo partito. Ennesima riprova del fatto che l’orgoglio,la dignità e la fedeltà di cui si riempiono la bocca questi elementi è un optional, e ha dell’assurdo sentirli fare la parte delle vittime,quando dispongono di vere e proprie squadracce atte a fare agguati e pestaggi contro compagni, immigrati e chiunque rappresenti il diverso. Come se di colpo la Resistenza e le trame nere non fossero mai esistite ed i partigiani, nel migliore dei casi, rappresentassero una pagina folkloristica della nostra storia e niente più!
D’altronde in questa fase dominata dal libero mercato, dalle banche,dalle logge massoniche e dalle varie lobby, una riabilitazione di questi soggetti è più che mai funzionale allo stato per continuare i propri progetti, avendo a disposizione i cani da guardia più affidabili. In conclusione il processo è appena iniziato ed appare tutt’altro che semplice, visto che le insidie sono molteplici e prevedere come si concluderà è impossibile.
Le uniche certezze sono la forza d’animo dei compagni prigionieri e la solidarietà da parte nostra, riassumibile in quella duplice muraglia dipugni chiusi che ha superato le fittissime maglie delle gabbie in cui sono rinchiusi i prigionieri e che è stata di una carica emotiva irripetibile.
ORA E SEMPRE ANTIFASCISMO MILITANTE
La notte del primo maggio una squadraccia nera, composta da giovani aderenti ad un partito di dichiarata radicefascista, vicini agli ambienti ultras, hanno aggredito un ragazzo e, non contenti, dopo la serie di pugni e calci inflittigli,lo hanno “giustiziato” con un calcio alla nuca, che ne ha provocato la morte. Dopo 2 giorni uno costituito, le notti seguenti due arresti, due fuggiti all’estero, come se patria ed onore, due delle tante idiozie con cui si riempono le bocche, non fossero “valori” loro. Il fatto è gravissimo, i giornali e i media lo declassano come fatto di bullismo, una sigaretta negata la causa, cause affatto politiche. Niente di più sbagliato. Dopo le elezioni amministrative, che hanno visto il netto affermarsi di una coalizione dall’asse decisamente spostato verso destra, decisamente razzista e xenofobo, si è avuto un costante intensificarsi di vere e proprie ronde, auto‐organizzate dai vari estremisti di destra, i vari fascistelli che innalzandosi a spazzini dell’umanità credono di essere legittimati a commettere pestaggi o rapine ai danni di chi è diverso da loro: comunista o immigrato, il punk o l’alternativo. Accecati da una rabbia funzionale allo
stato non capiscono che la feccia da espellere da questo paese, sono proprio loro. I fascisti non dovrebbero aver alcun tipo di agibilità politica nel nostro paese, ma questo non avviene, i vari partiti, le giunte, i sindaci, tutti mantengono una linea politica, puntando sulla sicurezza e la legalità, legittimando questi individui che sempre ormai si credono i padroni delle strade, non glielo permetteremo. Rifacendoci ai valori che hanno ispirato la lotta di liberazione dagli antenati di questi fascisti, sapremo rispondere a queste aggressioni.
Chi sbombera è sempre un fascista

Sabato 23 febbraio i compagni e le compagne del Gramigna hanno occupato per una notte uno stabile nel quale è stato organizzato un concerto in solidarietà ai compagni arrestati il 12 febbraio 2007. Le tantissime persone che sono arrivate, avvisate da un semplice passaparola, con la loro presenza hanno confermato ancora una volta che a Padova il Gramigna è uno spazio politico riconosciuto, che la campagna discriminatoria di isolamento perpetrata dai media è servita ben poco a criminalizzarlo. Oggi, a distanza di un anno dall’ultimo sgombero, il centro popolare riesce ancora ad aprire alla città dei luoghi dove accanto alla politica c’è del divertimento, i concerti, la musica e una socialità al di fuori delle logiche di mercificazione e conformismo imposte da questo sistema. Questa serata ha dimostrato che a Padova la necessità di un luogo di aggregazione è viva. E’ sempre più evidente la mancanza in città di spazi di aggregazione politica in cui sviluppare un pensiero critico verso la società malata in cui viviamo.
Una società costruita attorno alle logiche capitalistiche che vogliono i giovani assenti ed apatici, muti frequentatori di locali nei quali vige la logica dello sballo, funzionale ai padroni per non far prendere coscienza ai giovani dei reali problemi che li circondano; per
entrare serve quasi sempre una tessera, quindi dare la propria identità, insomma essere schedati. Forse piace a qualcuno esserlo?
Noi non crediamo. Quindi ecco la necessità di uno spazio libero nel quale entrare, confrontarsi, parlare e divertirsi. Crediamo che gli spazi pubblici lasciati al disuso ed al degrado siano speculazioni sulla nostra pelle, sugli stipendi dei lavoratori, sulle spalle degli studenti.
Crediamo quindi nella possibilità di rendere fruibili ed utilizzabili a tutti questi spazi e, per concretezza ricorriamo alla pratica dell’occupazione e dell’autogestione. Il c.p.o. Gramigna negli anni ha fatto sua questa pratica occupando decine di spazi e denunciandone il degrado. L’ ultimo, in ordine cronologico, durato 7 anni è stato sgomberato il luglio scorso dalla giunta patavina di centro‐
sinistra che ha politicamente gestito dicendo di voler affidare lo spazio ad una scuola (privata) steineriana. Offerta lanciata tramite
i quotidiani cittadini che ha lasciato i responsabili della scuola stupiti
e, quando questi hanno deciso di accettare, il sindaco ha rimandato tutta
la discussione a dopo le prossime elezioni amministrative, tra più di un
anno. In sostanza abbiamo: promesse vane e dal sapore pubblicitario, uno stabile murato e ridipinto a metà, l’ennesima struttura abbandonata in città. Insomma i soliti giochetti politici, spreco di parole e di soldi dei cittadini con la conferma che lo sgombero del Gramigna è stato un’azione politica contro questa esperienza popolare e non certo per ridare un luogo alla collettività.
Una piccola nota anche sulla sorte della struttura occupata la notte del 23 febbraio: lo stabile di proprietà privata, abbandonato da più di dieci anni,
si sviluppava su più piani. Il pavimento rischiava di cedere nei piani inferiori, ciò nonostante il proprietario non metteva a norma il tutto, aspettando
che salisse di prezzo o chissà cos’altro. A tre giorni dall’occupazione,“casualmente” i lavori sono iniziati, lentamente, ma sono iniziati.
Ma non esistono solo gli spazi pubblici abbandonati, esistono anche sale pubbliche che come “sancisce” la costituzione possono essere richieste da ogni libero cittadino che ne avesse bisogno per fini particolari, ma questo a Padova è pura fantasia. Prendiamo come esempio la sala pubblica di piazzetta Caduti della Resistenza, dove ha messo salde radici un circolo del Partito Democratico, lo
stesso partito del sindaco, e quando si fanno richieste per utilizzarla vengono respinte al mittente. Questa ci sembra censura della libertà di espressione mostrandoci ancora una volta che occupare non è un reato, ma una necessità.
L’erba cattiva non muore mai!
“Da una scintilla, un fuoco divamperà!” (Lenin)
Sicurezza=+ctr +repressione
Recentemente Padova è comparsa nella cronaca nazionale per due proposte politiche che serviranno a renderci tutti più "sicuri". Una è quella di alcuni commercianti del centro città,
pagare a proprie spese delle guardie armate private, come Civis e Vigilantes, per controllare nelle ore notturne le zone a più alto rischio di "sbandati e delinquenti"; l’altra è quella di dare la possibilità ai cittadini di riprendere con i videofonini eventuali episodi di "criminalità" e mandarli in tempo reale alla questura. "Le città non sono sicure a causa di ladri, spacciatori,violentatori, il degrado …"slogan, questo, sentito ripetutamente in campagna elettorale da tutti i principali partiti, infatti i temi della sicurezza e dell’illegalità sono stati tra i punti chiave
nelle scorse elezioni.
Viviamo in piena crisi economica, il costo della vita aumenta vertiginosamente, il lavoro è
sempre più precario, la scuola pubblica è costantemente attaccata, gli operai continuano a
morire ogni giorno. E’ normale che aumenti l’insicurezza e il malessere sociale. In tale clima, la
risposta dello Stato è quella di indirizzare la rabbia delle persone verso il diverso e nei confronti
di un falso nemico, creato ad arte per distogliere l’attenzione sul problema reale: questa
società malata. Infatti, lo Stato da sempre usa la strategia della divisione e del controllo sociale per generare un clima di allarme e paura tra la gente, ed essere così legittimato a usare il pugno di ferro e varare indisturbato leggi e manovre autoritarie. Ne consegue un becero razzismo per
scatenare una guerra tra poveri. Non a caso alle ultime elezioni hanno vinto quei partiti che della xenofobia e della sicurezza hanno fatto la propria bandiera, e in coda troviamo il Partito Democratico che si è distinto su tali temi. Infatti, la cosiddetta "sinistra" ha spianato la strada a tale situazione,sperimentando in molte città nuove politiche securitarie, vedi la giunta Cofferati a Bologna con gli sgomberi dei campi Rom, Zanonato a Padova con il muro in via Anelli, e le ordinanze di Cioni a Firenze contro lavavetri e barboni.
La sicurezza è un bisogno dei ricchi, i quali sono costretti a difendere il loro patrimonio rubato alla collettività attraverso la "proprietà privata", principio cardine di tale società. Per giustificare questa necessità, cercano di proiettarla tra la gente, ingannandola e facendole credere che la sicurezza
è proteggersi dall’immigrato, e non quella di un lavoro, di una casa, della sanità … anche per legittimare la tendenza allo stato di polizia. Questa situazione è il prodotto della società capitalista, che genera la fame, la miseria e la delinquenza … l’unica strada di sopravvivenza per le classi
sempre più emarginate dal sistema! Ma in generale, Pd e Pdl convergono non solo sul tema del rigore e della sicurezza, in quanto continuano ad affermare che le riforme sociali le faranno assieme, ma sono anche perfettamente in sintonia nel continuare ad investire nella guerra. Le attuali missioni belliche a cui partecipa l’Italia non sono state neppure menzionate in campagna elettorale da entrambi i poli, per dire che non sono nemmeno in discussione. Così, questi partiti nel "correre da soli" hanno isolato le frange considerate "estreme", come i “sinistri arcobaleni”. Per tale ragione l’attuale maggioranza parlamentare avrà ancora più campo libero nelle future politiche antipopolari e non vi sarà alcuna opposizione in parlamento, poiché questa sarà tutta nelle piazze. Non releghiamo il nostro futuro verso le stesse persone che da anni si arricchiscono sulla nostra
pelle, non pensiamo di vivere in una vera democrazia solo perché ogni tanto abbiamo la possibilità di porre una croce sulla scheda. Mai come ora è necessario un cambiamento rivoluzionario della società che spazzi via, una volta per tutte, chi non ha mai smesso di sfruttarci.
CHE SIA VELTRONI O BERLUSCONI, I SACRIFICI LI FACCIANO I PADRONI!
Lavoro o non lavoro
contratto”, e così un dipendente si trova spesso ad abbassare la testa di fronte a capi e capetti, per paura di perdere il proprio posto di lavoro. Così, ci troviamo di fronte ad un esercito di lavoratori precari, molti dei quali giovani, che non possono nemmeno pianificare la propria vita oltre la data della scadenza del contratto. Uno studio condotto dall’Istituto per lo Sviluppo della Formazione dei Lavoratori e dall’Istituto Nazionale di Statistica indica, alla fine del 2006, circa 2.809.000 lavoratori con forme contrattuali precarie, a cui andrebbero aggiunti altri 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative precarie terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Il fenomeno del precariato oggi investe una grandissima parte di giovani, diplomati o laureati che siano. Questo problema trova la sua origine nelle norme che legalizzano questa terribile forma di sfruttamento padronale: prima la legge Treu del 1997, varata dal governo di centro‐“sinistra”, e poi la famigerata legge Biagi del 2003, che fanno scempio di conquiste sudate e sanguinate dai lavoratori. Lo scenario che si prospetta agli occhi di un giovane che cerchi lavoro è quello del caos delle agenzie interinali, quello della firma sotto i contratti di due mesi, quello dell’attesa di una telefonata per sapere se “oggi dovrà lavorare o no”.
Per tutto ciò, dobbiamo rendere grazie ai signori che hanno commissionato e promulgato queste leggi, nonché a quelli che nel tempo si sono ben guardati dal mettervi mano, nonostante le molteplici e vane promesse in campagna elettorale, in primis i parlamentari di centro‐“sinistra” dell’ultimo governo, che prima hanno sostenuto a gran voce che avrebbero abolito la legge Biagi, poi hanno promesso di modificarla e infine l’hanno mantenuta com’era… Possiamo affermare che di certo hanno avuto a cuore la salute della propria poltrona, ma non quella dei lavoratori.
Intervista ad una studentessa – lavoratrice precaria
CONTRIBUTI ESTERNI

“Lavoro da 8 anni come precario schiavo sottopagato in un supermercato AUCHAN, una delle catene di grande distribuzione che insieme a LIDL ed ESSELUNGA fa strage dei diritti dei lavoratori, e ogni giorno vedo un uso del precariato sempre più selvaggio e criminale, salari più bassi, zero diritti, e dall’altro si alzano sempre più i prezzi dei beni di prima necessità: in altri tempi i vertici aziendali sarebberostati arrestati e sbattuti in galera, oggi invece si vantano pubblicamente dei propri profittisulla pelle della gente. Riflettiamo: è anche colpa nostra, che permettiamo a questi farabutti di circolare liberamente per le nostre strade,se i nostri diritti sono calpestati!”
Un lavoratore precario, 15 marzo 2008
PERCHE’ SI CHIAMA LAVORO PRECARIO
La Legge Treu del 1997 fornì ai datori di lavoro strumenti come il contratto a tempo determinato e il lavoro interinale, ai quali la legge Biagi aggiunse altre possibilità come il lavoro a chiamata, temporaneo, occasionale, accessorio e le prestazioni ripartite tra più lavoratori. Queste tipologie di lavoro sono definite precarie perché:
• non consentono una sicurezza economica;
• non permettono una stabilità lavorativa, infatti i contratti a termine sono così chiamati proprio perché alla fine del periodo lavorativo concordato possono essere rinnovati oppure no, questo dipende dall’azienda che può decidere anche il giorno prima della scadenza di
non rinnovare un contratto, lasciando il lavoratore disoccupato;
• non permettono di poter acquistare una casa propria per due motivi: i salari sono esigui, perciò non si può contare sui propri risparmi per l’acquisto di una casa, e d’altro canto una banca non consente di aprire un mutuo a chi ha un contratto a tempo determinato;
• non consentono l’avanzamento e la crescita a livello lavorativo;
• non danno certezza sulla retribuzione della pensione al lavoratore precario.
Merita una nota anche la questione degli stage. Essi sono stati configurati inizialmente come periodi di inserimento nel mondo del lavoro, in cui un giovane aveva la possibilità di apprendere un’attività e di imparare a svolgerla in questa fascia di tempo. Oggi però la verità sugli stage è ben emersa: sono sempre di più i giovani che passano di stage in stage, perché dopo questo periodo di apprendimento vengono rigettati dalle aziende. In questo modo gli stagisti non sono altro che manodopera gratuita, e la politica delle aziende è di sfruttarli il più possibile perché di fatto si tratta di lavoro non retribuito.
1‐ CHE TIPO DI CONTRATTO HAI?
Ho un contratto a tempo determinato, della durata di due mesi, motivato dalla copertura di una
posizione vacante all’interno dell’azienda (per coprire una lavoratrice in maternità). Il CCNL di riferimentoè quello del pubblico esercizio.
2‐ CHE TIPO DI PROBLEMI COMPORTA UN LAVORO A TEMPO DETERMINATO?
Comporta moltissimi problemi. In primis c’è una ovvia difficoltà a fare progetti per il proprio futuro
perché non avere un reddito sicuro significa di fatto non poter accedere all’acquisto di una casa
tramite un mutuo. I politici dei vari governi che si susseguono si riempiono la bocca di belle parole
sulla famiglia, ma avere un figlio diventa un grande problema se si ha un lavoro a tempo determinato.
Lo scorso anno ho avuto un figlio e questo ha comportato il mancato rinnovo del mio contratto nel call center dove lavoravo.
Per tutta risposta il Comune di Padova ha saputo darmi “ben” 200 euro in buoni spesa! Inoltre avere un contratto del genere significa di fatto non poter far valere i propri diritti rinunciando a malattia, ferie e giorni di permesso. Ad esempio uno studente lavoratore, pur di evitare il mancato rinnovo del contratto o fenomeni di mobbing, rinuncia a chiedere permessi studio o permessi esame che gli dovrebbero essere garantiti.
3‐ NELLA TUA AZIENDA SONO PRESENTI SIGLE SINDACALI?
SE VIENE INDETTO UNO SCIOPERO I LAVORATORI PARTECIPANO?
No, non ci sono i sindacati, ma nel call center dove lavoravo lo scorso anno c’erano quasi tutte le principali sigle sindacali.
Quando c’era uno sciopero partecipavano esclusivamente i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato perché gli altri che, come me, avevano un contratto a tempo determinato, temevano il mancato rinnovo. Inoltre uno sciopero che blocca un semplice servizio clienti solo per poche ore non causa grossi danni all’azienda e, coscienti di questo, nemmeno i lavoratori a tempo indeterminato sono propensi a “perdere” parte del loro stipendio!
4‐ SECONDO TE CHE PROSPETTIVE LAVORATIVE ESISTONO PER UN GIOVANE CHE VOGLIA TROVARSI UN LAVORO?
Ci sono delle prospettive di grande precarietà. La mia recente esperienza mi ha portato ad impiegare alcuni pomeriggi a compilare curriculum e fare colloqui in varie agenzie interinali a Padova. Ad una richiesta di un lavoro part‐time uno degli impiegati di una nota agenzia interinale mi ha chiesto: “Fabbrica o call center?”, mentre altri mi hanno proposto inventari della durata di uno/due mesi o un lavoro a chiamata (l’unica tra le tante tipologie di lavoro a tempo determinato che il governo Prodi aveva detto di aver abolito!).
Senza contare che comunicare di avere un figlio piccolo significa essere liquidata con una frase del tipo: “Le faremo sapere…”.
La precarietà è, quindi, un problema con cui tutti i giovani che vogliono trovare un’occupazione devono scontrarsi.
Grande solidarietà al processo

Si è tenuta oggi presso la Corte di Assise di Milano la prima
udienza del processo che vede imputati i compagni arrestati lo scorso
12/02/2007 nell’ambito della cosiddetta “Operazione Tramonto” che vede
come accusatrice la pm Ilda Boccassini.
Davanti al tribunale, per tutta la durata dell’udienza si è tenuto un
presidio di informazione e solidarietà organizzato dai familiari e dai
compagni degli imputati, con la partecipazione di oltre un centinaio di
compagni e compagne di varie regioni del paese e di delegazioni venute
anche dall’estero (Francia, Belgio, Svizzera), con la presenza anche di
compagni turchi.
Nel pomeriggio, a Lille (in Francia) si è tenuto un presidio di fronte
al consolato italiano, organizzato da compagni e organismi di
solidarietà francesi.
Il presidio è stato attivo, visibile e determinato, con striscioni,
slogan e volantini diffusi ai passanti e ha dimostrato, ancora una
volta, che gli arrestati non sono isolati e che la solidarietà aumenta
nonostante le intimidazioni ed è cresciuta superando le frontiere.
All’interno dell’aula, nonostante i compagni fossero rinchiusi in
gabbie che lasciavano appena intravedere le fisionomie, è stato
possibile testimoniare tutto il calore e la solidarietà delle decine e
decine di compagni intervenuti.
La solidarietà si è espressa con slogan e pugni alzati che chiedevano
la libertà dei compagni. Oggi abbiamo avuto ulteriore conferma del
morale alto e della forza che hanno sempre dimostrato i compagni
prigionieri.
L’udienza, iniziata alle 9.30, è entrata subito nel vivo con la
richiesta da parte di Pietro Ichino e del quotidiano Libero di essere
ammessi come parti civili, in aggiunta a Forza Nuova che è stata già
accettata in fase di udienza preliminare.
Le argomentazioni a sostegno di queste richieste sono un capolavoro di
ipocrisia e malafede: pur non avendo subito alcun danno, il signor
Ichino ha asserito di aver patito un “danno esistenziale” per il solo
fatto di essere stato citato in un presunto scambio di battute
intercettate tra due imputati, e di aver dovuto per questo vivere
blindato e sotto scorta. Peccato che la scorta Ichino ce l’abbia fin
dal 2002, ben prima perciò dei presunti “reati” contestati ai compagni.
Più o meno simili le argomentazioni del giornale Libero.
Gli avvocati della difesa hanno contestato tali richieste, da un punto
di vista formale ma soprattutto di contenuto: né Ichino né Libero hanno
subito alcun danno, anzi non hanno perso l’occasione di sfruttare
questa vicenda per fare presenzialismo: infatti la richiesta di Ichino
di essere accolto come “parte lesa” crediamo sia mossa più da fini
elettorali (si candida infatti al Senato) che di altra natura, e
probabilmente il personaggio ha tentato di trasformarsi da carnefice
dei diritti dei lavoratori in presunta “vittima” da salvaguardare.
I difensori hanno posto nuovamente in discussione la decisione di
ammettere Forza Nuova come parte civile, contestandone la natura di
organizzazione neo-fascista che non dovrebbe avere titolo né di
esistere, né tantomeno di richiedere risarcimenti di sorta.
Gli avvocati hanno presentato altre istanze, tra cui quella di poter
portare in aula appunti manoscritti e di poter scegliere la gabbia in
cui stare; di essere collocati in uno stesso carcere e comunque vicino
Milano per poter garantire il diritto alla difesa; di permettere agli
imputati ai domiciliari di recarsi in Università per gli esami o
presentarsi alle udienze senza la scorta. La corte ha accettato solo la
prima richiesta, anche per la ferma opposizione del pm che ha avuto il
coraggio di sostenere che i carceri di Vicenza e Ferrara (ove sono
stati messi alcuni compagni) siano vicini a Milano e che ha continuato
a negare con veemenza isterica la natura politica del processo.
Tanta è la furia anticomunista della Boccassini che, durante una pausa
dell’udienza, ha espulso dall’aula senza averne titolo il compagno
Davanzo, reo di aver osato aprire bocca con i giornalisti presenti,
assieme agli altri imputati in gabbia con lui.
Di fronte al castello di carte da lei costruito, del resto, la
Boccassini deve gioco forza tentare di impressionare la corte e
l’opinione pubblica cercando di presentare i compagni come dei
pericolosi “delinquenti” comuni, nonostante che il reato da lei
contestato agli imputati abbia una natura totalmente politica e negando
loro il diritto di espressione persino in aula.
Come Associazione Solidarietà amici e parenti degli arrestati il
12/02/2007 ringraziamo tutti i compagni e le realtà venute dall’Italia
e dall’estero a sostenere i compagni prigionieri e pensiamo che la
mobilitazione di oggi sia stata un successo, nei numeri e nei contenuti.
La prossima udienza è stata fissata al 15 aprile, invitiamo quanti possono a partecipare.
Libertà per i compagni!
Rilanciamo la solidarietà di classe!
Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il 12/02/2007
Contro l’isolamento carcerario
12 febbraio 2008: ad
un anno dai nostri arresti, due di noi continuano a subire il regime
di isolamento. Proprio la nostra internità ai movimenti di
lotta, ed alla pratica dell’internazionalismo, ci ha fatto
conoscere tutta l’importanza di quest’arma di repressione, e
soprattutto nei sistemi carcerari delle democrazie imperialiste.E’ una forma di
“tortura bianca” , “pulita”, che costa poco
nella sua gestione politica e che, pertanto, è
sistematicamente impiegata contro “il nemico interno” al
fine esplicito di aggredirne la resistenza, spezzarlo, indurlo a
capitolazione. Sistema talmente collaudato che viene esportato nel
kit della sedicente “democrazia” imperialista: paesi
vassalli, dipendenti, come la Turchia, hanno trovato politicamente
vantaggioso importare questi metodi “democratici” di
carcerazione. Evidentemente i risultati non devono deludere… pure
un regime torturatore sanguinario, come quello turco.
D’altronde siamo in
un’epoca in cui l’aggravamento repressivo, su tutti i piani
(giudiziario, poliziesco, guerra “sporca” e segreta…) si
confonde con la guerra d’aggressione neo-coloniale: Guantanamo,
Abou Ghraib ne sono gli osceni simboli.
Il movimento di
classe deve ben riflettere su tutto ciò, e assumerlo nella
propria dimensione di lotta. Forse che le mobilitazioni popolari
contro gli scempi capitalistici (per profitto!) del territorio, o
contro le basi di guerra, non devono far fronte alle manganellate?
Forse che le condanne nei tribunali, contro queste mobilitazioni, non
sono diventate feroci (Genova, Milano-Corso Buenos Aires,
Bologna…)? Forse che gli operai in molte fabbriche non devono far
fronte ad uno stillicidio di licenziamenti politici (magari da parte
di padroni assassini), sotto il marchio universale “sospetto
terrorismo”?! E su tutti questi casi plana l’ombra dei reati
associativi… cioè sempre più movimenti di lotta
vengono imputati di terrorismo, e da quale pulpito? Dal codice
fascista!
In questo allegro
contesto, l’isolamento carcerario è arma di punta contro lo
schieramento di classe. Arma di guerra politica che lo stato borghese
imperialista conduce contro il proletariato, la classe operaia,
particolarmente contro le loro espressioni politico-organizzative che
cercano di porre e costruire la prospettiva rivoluzionaria.D’accordo o non
d’accordo con questa, si deve ritrovare il riflesso di classe: di
fronte a noi si muovono come una macchina da guerra, la repressione è
il risvolto interno della loro marcia di guerra imperialista nel
mondo.
Ritroviamo un
percorso di unità di classe, attraverso le varie lotte!
La repressione è
la stessa, facciamo fronte!
Contro l’isolamento
(carcerario e sociale), solidarietà!
Noi saremo in
sciopero della fame, per la fine dell’isolamento dal giorno 12
febbraio 2008.
Alcuni compagni
dell’inchiesta
12.2.2007